“Allons enfants de la Patrie, le jour de gloire est arrivé!”

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di Nicola Dessì.

9 maggio 1991. L’Olympique Marsiglia gioca a Bari la finale di Coppa dei Campioni con la Stella Rossa di Belgrado (campioni di Jugoslavia, rappresentante di un Paese al quale le cose, anche nel calcio, non sono MAI andate per il verso giusto). Nell’OM ci sono Papin (unico Pallone d’Oro della storia del club) e Cantona (sì, QUEL Cantona, leggenda del calcio figlio di un’antifascista catalana e di uno scalpellino di Ozieri, Sassari). Il presidente è “Nanard” Tapie, capo dell’Adidas, ministro delle Aree Urbane, uno che ha scritto in faccia “ti faccio fesso quando voglio”. Ai quarti, l’OM ha eliminato il Milan a tavolino: è saltata una delle luci dello stadio e il Milan per protesta ha abbandonato il campo. L’anno prima in semifinale l’OM uscì col Benfica di Lisbona per colpa di un gol di mano (la main de Vata). Questo dovrebbe essere l’anno buono. Ovviamente non lo è. Ovviamente la Stella Rossa vince ai rigori.

29 maggio 1993. Non ci sono più né Papin né Cantona: ci sono tre che nel ’98 saranno campioni del mondo (Barthez, Desailly, Deschamps), più Boksic e Völler. L’OM batte 3-1 il PSG e va a vincere il quinto scudetto di fila. Tre giorni prima l’OM ha battuto il grande Milan degli olandesi e ha vinto la Champions League (1-0, a Monaco). Mai una squadra francese era stata campione d’Europa. Di lì a qualche giorno si scoprirà che l’OM aveva comprato una partita decisiva di campionato contro il Valenciennes, Tapie finirà nei guai, lo scudetto sarà revocato e arriverà la retrocessione in Ligue 2. Intanto il 29 maggio l’OM gioca col Paris Saint-Germain, il rivale di sempre. Va sotto, 0-1, e poi ne segna 3. Nel 2006 verrà fuori la voce che l’OM ha fatto uso di doping, specie prima della finale col Milan. Nel dubbio, provate a cercare su Google, come giocava quell’OM. Digitate “But Basile Boli OM-PSG 1993” e aprite il primo video. Poi venite a parlarmi di doping.

29 maggio 1999. Il Marsiglia è tornato in Ligue 1 ed è secondo in classifica, un punto dietro al Bordeaux. Davanti ci sono Pires e Ravanelli, un portoghese e un brizzolato umbro, ben imitato da Gioele Dix a Mai dire gol. Per tutto il campionato tutte le squadre di Francia hanno giocato “cacciando la cazzimma” contro il Marsiglia e con clamorosa arrendevolezza contro il Bordeaux. Si può ancora vincere, se il Bordeaux, all’ultima giornata, non vince a Parigi. Come se la Roma, per vincere lo scudetto, dovesse sperare in una vittoria della Lazio contro l’Inter. Come dite? È già successo nel 2010? Coi laziali che festeggiavano la vittoria dell’Inter (e la sconfitta della Roma) con lo striscione “Oh nooo”? Al 90’ è 2-2 a Parigi, il Marsiglia vince a Nantes, la Canebière e il Vecchio Porto stanno per festeggiare dopo anni. Il Bordeaux mette dentro Feindouno. Un ragazzino della Guinea che quella sera non doveva neanche giocare. Ovviamente segna. A Marsiglia la colonna sonora non è più We are the Champions. È Alain Barrière. Tout s’en va déjà.

Per capire perché vi sto parlando dell’Olympique Marsiglia parto dai suoi colori. L’OM è bianco-azzurro. Ma i South Winners, della Curva Sud, sono arancioni. La spiegazione storica c’è. Si tratta di una reazione agli ultras del PSG, che comprendono una delle tifoserie più fasciste d’Europa (la Curva Boulogne). Il loro capo d’abbigliamento tradizionale era il bomber, nero. I tifosi marsigliesi, per distinguersi da una tifoseria tanto razzista, hanno a loro volta adottato il bomber, ma rivoltandolo: e, all’interno, il bomber è arancione.

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Fin qui la storia della tifoseria marsigliese sembra abbastanza comune ad altre realtà. E OM-PSG sembra simile a Livorno-Lazio: una tifoseria di sinistra (o, meglio, antirazzista) contro una tifoseria con una forte frangia fascista. In realtà c’è qualcos’altro. Sull’identità e sul fascino di Marsiglia si sa molto, specie da Jean-Claude Izzo in poi. Marsiglia non è paragonabile (solo a) Livorno, non è neanche la Napoli della Francia come spesso si sente dire in Italia. È piena di napoletani (fra i South Winners gli idoli sono due: il Che e Maradona); è anche piena di africani (arabi e neri), più un po’di portoghesi e vietnamiti e russi; è la città dell’immigrazione per definizione. Ma è anche impossibile immaginarla in Italia, perché è un pezzo di storia francese; è la città da cui nel 1789 partirono in 600 per partecipare alla Rivoluzione; se l’inno francese si chiama “Marsigliese” c’è un motivo e ora, se non lo sapevate, lo sapete anche voi. Gli ultras marsigliesi sono sostanzialmente la sintesi di tutto questo. Sono proletari (e stranieri, generalmente terroni) in una città del Sud e del Mediterraneo; sono politicamente a sinistra. Chiaro, non è necessario essere poveri per essere di sinistra: ma aiuta.

A questo si aggiunga che il PSG – da un lato – ha una tifoseria fascista, e – dall’altro – ha sede in una grande città ricca del Nord. Anzi, nasce nel suo quartiere più ricco, il Faubourg di Saint-Germain. Ed è, oggi, una delle società calcistiche più ricche d’Europa. Bastano i nomi, Thiago Silva, Lavezzi e Cavani, e soprattutto Ibrahimovic. Chi conosce un po’lo sport sa che se uno sceicco compra una squadra di calcio e la riempie di grandi giocatori spendendo tanti ma tanti miliardi, rendendola virtualmente invincibile, per i suoi avversari ogni partita assume i connotati dell’epica. E poco importa se anche noi del Marsiglia vorremmo non dico uno sceicco, ma almeno un De Laurentiis col cash, e ci incazziamo a vedere che non solo lo sceicco ha preso il PSG, ma in più un altro sceicco ha preso il Monaco che porta alto l’orgoglio di rappresentare un paradiso fiscale; e Seydoux, che è il De Laurentiis francese, non ha preso il Marsiglia, ma il Lille, ed è pure riuscito a vincere uno scudetto con una squadra che nessuno conosce. L’importante è sapere che il 5 ottobre monsieur Élie Baup, che nel 1999 allenava QUEL Bordeaux e ora allena a Marsiglia, dovrà fare l’impossibile contro una squadra destinata a stravincere. Dietro di lui c’è una realtà chiamata OM dove una tifoseria organizzata di calcio realizza l’unione fra nazioni e culture diverse, dalla Francia a Napoli, dall’Africa araba a quella nera, di fronte a una squadra sostenuta da razzisti in curva e teoricamente imbattibile in campo. I termini di OM-PSG sono questi. Chi si ferma è perduto. Anzi, è un parigino.

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