“William, gli inglesi e un calcio di rigore”

Rigore

“La vera storia del calcio di rigore”.

di Polemico Aprescindere

È una storia romantica, come lo era il calcio una volta. Quando i campi erano quasi tutti in terra battuta. Non esisteva la televisione. Non c’erano i top player e il merchandising, ma solo ragazzi che correvano dietro una sfera per divertirsi. Ma per non era per tutti così.

Questa è la storia del “Calcio di rigore” e del suo inventore, delle resistenze da parte dei capi mondiali del calcio ad approvare la modifica regolamentare, gli inglesi conservatori, e di un uomo coraggioso, un portiere, che si batté per la giustizia.

Siamo nel 1890. Lui si chiamava William McCrum, un ragazzotto irlandese di buona famiglia, studente di College e figlio di un milionario.

William, nel tempo libero, giocava come estremo difensore del Milford Everton FC, squadra che quell’anno si iscrisse al primo campionato nazionale del Nord Irlanda.

All’epoca gli indiscussi dominatori della scena erano i vicini e odiati inglesi, che da anni praticavano questo nobile sport. Spettava a loro decidere eventuali modifiche al regolamento, anche la più piccola variazione. E nessuno poteva arrogarsi il diritto di contrastarli. Erano loro con la “International Football Association Board” ad avere i destini del calcio tra le mani. Gli “altri”, gli irlandesi, erano la periferia dell’impero, i ribelli e i cafoni. Gli irlandesi, rappresentati come rozzi e ubriaconi, figuriamoci se potevano contraddire gli “Dei” del football, i nobili e sofisticati sudditi di Sua Maestà.

Ma William non sopportava le ingiustizie nella vita, anche quelle durante il gioco. Falli, contrasti e scorrettezze erano all’ordine del giorno: soprattutto quelle che vedeva da vicino, in area. Lui, portiere, era costretto ad osservare i suoi amici di reparto che nei modi più disparati e scorretti salvavano la porta dai gol e atterravano uomini senza pietà.

Cosa succedeva? Al massimo gli avversari battevano una punizione in area. Sfido a indicarmi un solo calciatore che sia capace di segnare in quelle condizioni. Forse nella storia del calcio ce ne saranno stati due o tre.

William non si rassegnò all’idea: poteva un gioco favorire in modo così evidente gli scorretti? Poteva un gioco favorire chi commetteva fallo? No, non poteva. Serviva una pena esemplare. Anche se a sbagliare era stato solo un calciatore, tutta la squadra doveva pagare. Così un giorno propose alla “Irish Football Association” un “tiro libero da 12 yards, senza nessuna barriera tra il pallone e la porta”. Un duello a due: portiere e avversario. Una possibilità per chi aveva subito il fallo in area, ma una speranza per chi doveva difendere il risultato.

Ma i vicini inglesi dissero “no” alla proposta della federazione nord irlandese. Anzi, ribattezzarono quell’idea “la mozione irlandese”, o ancora “death penalty”. Il “Calcio di rigore” andava contro i principi vittoriani: loro erano gentiluomini non commettevano quelle cattiverie. La storia, come sempre, però è beffarda e presenta sorprese.

Successe il 14 febbraio 1891 durante una partita del terzo turno di Fa Cup tra Stoke City e Notts County.

Il Nots era in vantaggio per uno a zero. I padroni di casa attaccavano per recuperare il risultato e si fecero pressanti in area, fino a quando un calciatore del Nots prese con le mani un tiro destinato in porta. A quel punto non restò che battere una punizione in area con tutti i calciatori della squadra ospite sulla linea di porta. Lo Stoke perse il match. Si aprì il dibattito pubblico, e gli inglesi colpiti dalla vicenda si chiesero se l’idea di quell’irlandese, se il tiro da 12 yards, potesse essere la soluzione.

Lo sarà. Dopo una lunga discussione, il 2 giugno 1891 l’International Board con l’opinione pubblica che pressava, decise di adottare a furor di popolo il “Calcio di rigore” ufficialmente dalla stagione 1891/92.

William che non aveva mai mollato, che aveva creduto alla sua battaglia vinse e da quel giorno il rigore è diventato croce e passione per tanti di noi malati di calcio. Sono nate leggende – chi dimentica il rigore sbagliato di Maradona e il palo che diventò più grande –, per colpa dei rigori abbiamo pianto tante volte, ma anche esultato. Il calcio dagli undici metri con il portiere che maledice il pallone troppo piccolo e la porta troppo grande, e il calciatore che tra i fischi spera che quel pallone gigante passi la linea tra l’estremo difensore e quei sette metri e trentadue centimetri che all’improvviso si sono ristretti.

William la spuntò, un ragazzo dell’Irlanda del Nord che impose agli inglesi una regola e una modifica di regolamento che ha cambiato per sempre calcio.

Purtroppo William non ottenne nulla sul campo. La sua squadra finì ultima nel campionato con zero punti in classifica, 10 gol fatti e 62 subiti. Ma questo sui libri di storia non lo scriveranno mai, lui ha vinto.

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