Golpe en Bernabéu


E’ il 54’ del primo tempo quando Morgan Amalfitano, francese della Costa Azzurra, va a vivere il suo pomeriggio da eroe. Apre in due la difesa dello United e si presenta in solitaria davanti a David De Gea per l’1 a 0 del WBA contro lo United. “Poco male” avrà pensato il giovane portiere spagnolo, perché difendere la porta del Manchester è ben più semplice del ruolo di vittima sacrificale che la vita calcistica precedente ti ha destinato.

Grazie al Puliciclone per la dritta 

David De Gea Quintana, nato a Madrid, sa bene qual è il ruolo di chi nasce, cresce e vive da protagonista il derby in Spagna, specie se nasci, vivi e cresci vestendo il biancorosso dei materassai della capitale e non il candido bianco del Real. In prima squadra, di derby, ne ha giocati tanti, tutti persi e pareggiati, vinti mai.

Proprio così, perché la vittoria nella stracittadina l’Atletico l’attendeva dal 1999. D’altro canto non è semplice se il tuo derby da centodieci anni lo giochi contro i padroni, in campo e fuori, del calcio spagnolo. Una lotteria dove il destino in sorte è quasi sempre lo stesso. Stavolta il risultato è andato controcorrente rispetto ai pronostici.

Formazione dell'Atletico di Madrid

Nuestra verdad es nuestra verdad recita uno spot pubblicitario girato per festeggiare il centodecimo anniversario del club. L’Atletico per sua spontanea volontà, e questo è vero, tra lo strapotere catalano e l’egemonia cittadina madridista, ha scelto l’Europa per trovare la sua collocazione nel calcio iberico. E’ una scelta di vita e di adattamento alle condizioni che il campo ti impone.

Da quel 26 aprile 1903 sono cambiate tante cose nella storia dell’Atletico, la filiale capitolina dell’Athletic club di Bilbao è diventata grande, ha vinto i suoi trofei, è il terzo club più titolato di Spagna e da ieri sera è in cima alla Liga non solo per la simpatia dei suoi spot pubbliticari ma anche calcisticamente.

Sognare costa poco, per chi ha il nomignolo di colchonero, materassaio, ancora meno.

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