Blatter si rassegni: come dice Sorrentino Maradona è da Oscar (ed è meglio ‘e Pelé).

MaradoPeleBlatter

di Anna Trieste e Vincenzo Pane

La Fifa ha deciso. L’ennesima classifica, l’ennesimo elenco dei migliori fantasisti della storia del calcio. Per il massimo organismo mondiale del calcio, chi ha in mano le redini e gestisce l’affaire pallone, è Pelé il più grande numero 10 di tutti i tempi. Maradona è al secondo posto, coperto ancora una volta dall’ombra del “O Rei”, come ha deciso Blatter. E questo avviene mentre a Los Angeles Paolo Sorrentino alza la statuetta dell’Oscar per “La grande bellezza” e ringrazia per l’ispirazione anche Diego. Cosa hanno in comune queste due vicende? Il mondo del calcio e il cinema? Perché la citazione del regista napoletano smentisce e cancella in un solo istante la decisione della Fifa?

Tralasciando le abilità in campo, i gol segnati la tecnica e i trofei vinti – su cui ci sarebbe da discutere – la differenza tra i due numeri 10 si racchiude in una parola “emozione”.

Diego è la fantasia, il genio e la sregolatezza, gli effetti speciali in 3D, un protagonista di un film che ti lascia a bocca aperta senza fiato, che ti fa piangere dalla gioia. Diego è l’eroe caduto nella polvere che si è rialzato, morto e resuscitato, dato per finito più volte. Diego è l’attore protagonista di un film fuori dagli schemi, che fa la giocata quando meno te lo aspetti e ti lascia inchiodato al sediolino. Diego è l’amore e l’odio, la riscossa. Un film di passione e gioia, ma anche drammatico e dal finale non ancora scritto.

E Pelé? Un grande calciatore, nessuno vuol negarlo. Ma a parte i gol in bianco e nero e una carriera all’ombra del “sistema Fifa” fatta di apparizioni e sponsorizzazioni, è piatto, non suscita emozioni e battiti di cuori. Un film muto, senza colonna sonora. Una pellicola senza infamia e senza lode, che non vincerà mai un Oscar, che non ti farà mai urlare dalla gioia o dall’incazzatura. Un film, insomma, dove il finale lo capisci appena dai titolo di testa e lo dai per scontato.

In sintesi e ritornando al cinema. Su Maradona Kusturica ci ha girato un film – stupendo – senza copione, dove l’unico filo conduttore era la vita di D10S, con Manu Chao che cantava “La vida tombola”. Pelé al massimo ha fatto un cameo nel film “Fuga per la vittoria”, facendo la parodia di sé stesso leggendo un copione già scritto.

L’unica canzone che ricordo, dov’è citato, è quella che i tifosi partenopei cantavano al San Paolo, e credo la conosciate tutti. Ora, il punto è questo: è vero che un calciatore è pure un uomo ma per cosa va giudicato un calciatore? Per i suoi piedi o per la sua immagine? E’ come dire che Michelangelo sia meglio di Caravaggio sol perché per dipingere di cose sacre il primo s’ispirava ai santi e il secondo alle puttane. No, nessuno ci convincerà che non è vero che Maradona è meglio ‘e Pelè. Si vede che alla Fifa non hanno mai visto la conversione di San Paolo.

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