Il Pagellone Speciale Pd

In occasione dell’inimoscaziativa NetPopuli, la Redazione ha preparato una sorta di formazione con cui il Pd potrebbe scendere in campo.
Il modulo scelto è il 4-4-2 e questo è lo schieramento iniziale:

Dario Franceschini, portiere, voto 8: prende tutto quello che c’è da prendere. Se si sostituisse il pallone con una poltrona, sarebbe ancora meglio. Cambiano le “gestioni tecniche” ma lui resta titolare inamovibile.

Michele Emiliano, terzino destro, voto 5: scatta sulla fascia, si propone in avanti, ma viene sistematicamente ignorato. Chiede la sostituzione ed esce dal campo con non poche polemiche

Francesco Nicodemo, stopper, voto 6: come il miglior Montero difende con le unghie e con i denti. Contro tutto e contro tutti sempre a proteggere il suo capitano. Ha sempre dichiarato di voler giocare in una difesa a zona, ma alla fine si accontenta anche della marcatura a uomo.

Pina Picierno, stopper, voto 4: vi starete chiedendo perché è schierata in difesa centrale. Anche noi. Al Sud si chiedono perchè sia capolista. Pare che vada di moda schierarla.

Roberto Speranza, terzino sinistro, voto 5: il capogruppo viene considerato il futuro della sinistra del partito, un po’ come lo era Pistone all’Inter ai tempi di Hodgson, peccato che per Pistone venne sacrificato Roberto Carlos.

Gianni Cuperlo, centrocampista centrale, voto 7: un metronomo. Preferisce il fraseggio e la tattica alle giocate di fantasia. Pennella citazioni che neanche Pirlo nelle sue migliori punizioni.

Matteo Orfini, centrocampista centrale, voto 7: preferirebbe essere paragonato a Rijkaard o a Savićević, ma è il Montolivo della squadra. Ottimo centrocampista, sa usare in egual misura il bisturi e il machete, anche se spesso si trova in difficoltà perchè la maggioranza dei compagni di squadra non gli passa il pallone.

Matteo Renzi, ala destra, voto 6,5: è il capitano della squadra. È lui che imposta il gioco, è lui il fantasista. Ha classe e coraggio non c’è dubbio. Dribbla tutti e corre come se non ci fosse un domani. A volte finisce in fuorigioco ma, come diceva D’Alema, è una grande risorsa per la squadra. Il punto è proprio questo: ancora non si capisce se è un grande capitano alla Totti, alla Del Piero o un campione alla Ibrahimović o Balotelli. Oltre la sufficienza, un voto di fiducia.

Stefano Fassina, ala sinistra, voto 6: ha smesso i panni dell’economista per indossare quelli del politico. Un po’ come quei ragazzi che giocano alla grande a centrocampo con una luminosa carriera davanti ma poi decidono di fare gli attaccanti e alla fine non arrivano neanche a giocare in serie A. Se si occupasse solo di economia – in forma scritta – sarebbe un top player, peccato.

Pippo Civati, seconda punta, voto 7: estro e fantasia per il brianzolo. Serve assist a tutti in continuazione, peccato che non finalizzi mai.

Graziano Delrio, bomber, voto 8:  Attaccante molto prolifico. È risaputo che non sbagli un colpo.

In panchina
Andrea Orlando, riserva, voto 7: giocatore molto duttile. Si trova bene in varie zone del campo. In difesa come a centrocampo, all’Ambiente come alla Giustizia.

Enrico Letta, riserva, voto 5: Enrico stai sereno, arriverà di nuovo il tuo turno.

Sandra Zampa, riserva, voto 2: cambiano un nome nella lista dei candidati dopo che era già stata letta all’assemblea: lei dice che si tratta di un errore di battitura. Un’altra triste pagina della sua gestione della direzione, consigliamo il riposo.

Alfredo D’Attorre, riserva, voto 4: non capiamo il perché si senta in dovere di parlare di riforme, e infatti anche il capitano gli ha preferito la Boschi al governo. Ha lo stesso carisma di Andrea Pirlo triste.

Pierluigi Bersani, riserva ,voto 9: non è più il capitano, ora è relegato in panchina. Diciamo che lo spogliatoio gli ha voltato le spalle. È sempre amato dai tifosi e tutti sono in attesa del suo ritorno. Di sicuro al rientro saprà dare alla squadra quella marcia in più. Simbolo di attaccamento alla maglia.

Guerini e Serracchiani, vice-allenatori, senza voto: lo stesso carisma di Ottavio Bianchi e Stramaccioni, una addirittura vince “nonostante” la squadra, l’altro comunica solo attraverso comunicati stampa. Ma tanto per fortuna c’è il capitano che ci fa vincere.

Massimo D’Alema, il Presidente, voto 8: parlavano di rottamazione e tutti pensavano a lui. Alla fine è sempre lì, insostituibile.

Renato Brunetta, raccattapalle, voto 3: imbucato, ma immancabile, sempre con la massima stima.

Ovviamente noi amanti del calcio di una volta preferiamo i grandi fuoriclasse, tipo Pietro Ingrao: fantasista mancino. Estro, fantasia, poesia. Gioca a sinistra, è la Sinistra. Le sue giocate hanno fatto appassionare generazioni e generazioni di ragazzi a questo gioco bellissimo che è la politica. Noi insieme a lui vogliamo la luna e prima o poi la prenderemo. Il voto è scontato: 99 e lode. Lunga vita, compagno Ingrao!

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