Un Paese Immobile?

Mentre la disoccupazione giovanile non scende e la cultura non riceve fondi adeguati, il giovane (probabile) capocannoniere della Serie A si divide fra Dortmund e la Madrid colchonera. Goodbye Malinconia?

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Primavera del 2011. Un geniale pugliese con una capigliatura improbabile pubblica un pezzo che fotografa perfettamente il momento storico del suo Paese: Goodbye Malinconia affresca la sorprendente bellezza dell’Italia attraverso le contraddizioni della mentalità spregiudicata che l’ha ridotta a una pallida immagine di se stessa. Le parole di CapaRezza non lasciano spazio ai dubbi: “Da qua se ne vanno tutti” poiché ogni cosa rimane immobile nel suo disincantato torpore e le energie più fresche non trovano spazio. Poco più di tre anni dopo, il quadro del Paese non è cambiato: la disoccupazione giovanile cresce, i migliori studenti sono costretti a barcamenarsi in mansioni improbabili o a puntare le antenne verso l’estero, i problemi sociali affliggono aree sempre più estese e la politica si aggrappa al populismo. La nazione che detiene la maggior parte dei siti che l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità investe meno dello 0,5% del suo asfittico prodotto interno lordo nella cultura e assiste impotente ai crolli delle sue meraviglie quando una generazione di appassionati studiosi non vedrebbe l’ora di trasformarle in un prodigioso volano di sviluppo. Manca il panem? Via con i circenses, giusto? No, non c’è più spazio neanche per quelli: “il campionato più bello del mondo” è diventato una simpatica passerella per maglie bianconere. Le stelle del calcio mondiale splendono altrove poiché i presidenti italiani non hanno più i soldi per assecondare i loro grandi desideri, ma il vero disastro non si nasconde nelle valigie dei grandi: si annida nelle ali tarpate delle giovani speranze.

Nomen omen: il capocannoniere della stagione più tormentata dell’età contemporanea non può non chiamarsi Immobile. La dea Fortuna, che ama prendersi gioco di chi non sa costruire il suo futuro, ha nascosto nel suo cognome un paradosso: questo ragazzo ha avuto la forza di costruirsi una carriera nonostante le difficoltà di Genova e le ingerenze della Juventus, che ha messo le mani sul suo cartellino ed è fermamente determinata a trarre profitti dalle sue imprese extra-bianconere. La maglia granata ha acceso il suo cuore della lieta furia che ha condotto il Torino ai confini dell’Europa e lo ha trasformato in un uomo-mercato: la logica dello sport vorrebbe che i grandi club della Serie A cercassero di soffiarlo agli Agnelli; le dinamiche perverse del Bel Paese fanno sì che le uniche offerte degne di nota che sono arrivate nella casella postale di Corso Galileo Ferraris siano vergate in un inglese commerciale da dirigenti che parlano le lingue di Goethe e di Cervantes. Jürgen Klopp e Diego Pablo Simeone hanno notato le gesta di Ciro e hanno pensato che le sue spalle potrebbero essere perfette per il 9 giallonero o per la camiseta colchonera; a 24 anni, l’attaccante italiano più prolifico si gode la corte di due squadre che hanno raggiunto la Finale di Champions League grazie alla forza delle loro idee e alla lungimiranza dei loro progetti. Şahin, Kagawa e Götze preferiscono la mistica del Bernabeu, le sirene di Old Trafford o i milioni di euro di Monaco di Baviera alla passione della Südtribüne? Nessun problema: Reus, Gündoğan e Mkhitaryan possono sostituirli senza che il sistema perda la sua forza. Anche quest’anno, Carlo Ancelotti e il suo Real Madrid hanno tremato di paura al Signal Iduna Park e dovranno lottare fino in fondo per sollevare la decima: la terribile banda dell’Atlético opporrà ai blancos tutta la fame di una piazza che non vuole smettere di sognare. Radamel Falcao è attratto dai soldi del Monaco? Il Cholo si rimbocca le maniche, attacca la squadra alla dinamite vulcanica di Arda Turan, trasforma Koke in un potenziale titolare della Roja, cavalca il genio flaco del poliglotta Courtois e scolpisce nei muscoli di Diego Costa l’essenza del top player. La Bestia vola verso Stamford Bridge? La grinta e la determinazione di Ciro Immobile non la faranno rimpiangere…

Questi pensieri costruttivi hanno portato Borussia e Atlético a un passo dalla coppa con le grandi orecchie, mentre la società che controlla il cartellino del capocannoniere italiano si è fermata prima ai Quarti di Finale e poi alla fase a gironi. Le altre nobili del calcio italiano si barcamenano fra infortuni e punte riciclate: i loro sogni si nutrono di strani esotismi e di impossibili plusvalenze, i loro pensieri si allontanano dalla realtà e il ranking del pallone tricolore sprofonda nell’abisso. Ahi servo sport, del Paese specchio!
Daniel Degli Esposti

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