Il Pagellone Speciale: date a Cesare quel che è di Cesare.

 

moscaDiamo anche al Ciclismo e alle Europee il loro spazio, in un momento in cui tutti parlano solo di Mondiali (e pure male).

Prandelli sv: la storia la conosciamo, prima si contestano le convocazioni poi si va tutti quanti a fare il bagno a Piazza Venezia. Tifoso occasionale porti male.

Monti, voto 1: siamo generosi, gli mettiamo un voto più alto della percentuale che ha preso il suo partito. Non male per l’uomo che doveva salvare l’Italia.

Grillo, voto 2: a’ Beppe, e lo sai che porta male cantar vittoria prima del finale. Voto basso per l’ingenuità. Poi vuoi uscire dall’euro ma vuoi pure gli eurobond, ti dichiari erede di Berlinguer (scusalo Enrico, il ragazzo è un burlone) e poi fai alleanza con un proto-fascista come Farage. A’ Beppeeee, te devi decidere. Dove vuoi giocare? Su che fascia vuoi stare? Nel frattempo gli italiani ti hanno messo in panchina. Attento che c’è anche la tribuna.

Il pubblico del Giro, voto 2: Sempre più calcistizzato, sempre più americano, va bene fare il Maracanà sulle alpi, va bene la lunga attesa prima dell’arrivo di una bicicletta, ma sbraitare in faccia a un corridore, farlo scendere dalla bici, occupare inutilmente pur di avere venti secondo di fama non serve. Fatevi un selfie.

Berlusconi, voto 2: altro che condanna, i veri impedimenti della campagna elettorale di Silvio erano le vicissitudini amorose di Dudù. Purtroppo Dudina è arrivata dopo il 25 maggio.

Serracchiani, voto 2: il Pd vince le elezioni nonostante lei. Incredibile.

Bracconeri, voto 3: visto il risultato del ragazzo della terza C, candidato con Fratelli d’Italia, il giudizio è scontato “Sacchi! 3!!!”. Bocciato.

I francesi (della politica), voto 3: grazie al loro voto per Marine Le Pen, avremo un motivo in più per gioire quando verranno sbattuti fuori al mondiale.

Renato Brunetta: voto 3. Con la solita stima. Sarà la nostra mascotte al mondiale.

Vendola, voto 4: a furia di cantieri è diventato una specie di speculatore ideal-edlizio.

Stefano Fassina: voto 4. Solo gli stolti non cambiano idea. Ma a volte lo stile, quando la si cambia, imporrebbe un dignitoso silenzio. Ve lo immaginate Zeman dire una cosa tipo: “Sono sempre stato convinto che il catenaccio sia la soluzione tattica migliore?”. Ecco, appunto.

Barbara Spinelli, voto 4: oltre ad essere la percentuale della Lista Tspras, la figlia di Altiero Spinelli merita il voto per il fatto che non rinuncerà più al seggio al Parlamento europeo come aveva promesso in campagna elettorale, dimostrando quanto vale la parola di una giornalista di Repubblica.

Mastella, voto 4: a differenza della Zanicchi, il Clemente nazionale non ha promesso il ritiro dalla politica. A Ceppaloni temono che stia pensando alla candidatura a sindaco.

Arlacchi, voto 5: per la serie “col cacchio che l’importante è partecipare”, l’ex Italia dei Valori è una settimana che smadonna contro il Pd calabrese, reo di non averlo aiutato. Professore, ma forse prima della campagna elettorale le hanno detto #staisereno?

Destro, voto 5: un po’come Arlacchi, hanno digerito bene l’esclusione.

Pse, voto 5: se le elezioni del 2009 furono una disfatta per il Pse, questa volta riescono addirittura a perdere altri sei seggi. Se non ci fosse stato il Pd, il disastro sarebbe stato completo.

Italia-Irlanda: voto 5. Va bene l’amichevole. Va bene la paura infortuni. Va bene la tensione pre-convocazioni. Ma abbiamo visto assemblee del Pd meno soporifere.

Giuseppe Rossi, voto 5: pare che abbia preso l’esclusione dalla lista per il Brasile come Prodi abbia preso bene i 101.

I francesi (del ciclismo) 5: il Tour conta, ma l’esportazione transalpina si sta limitando al formaggio, al vino e a qualche sportivo figlio del dominio coloniale, il ciclismo no. Non è più roba loro.

Letta, voto 6: Renzi sta spingendo per averlo presidente della commissione, #Enricostaisereno.

Ulissi, voto 7: due vittorie di tappa al giro, poi la febbre lo ferma. Sentiremo sicuramente parlare di lui nelle prossime gare di un giorno e Cassani ha trovato su chi puntare al mondiale spagnolo.

Zeman, voto 7: ci aveva visto lungo il boemo, i suoi tre gioielli ai tempi del Pescara sono tutti e tre in nazionale

Bersani, voto 7: se avesse proposto un po’ di euroscetticismo in salsa british con un po’ di xenofobia oggi sarebbe al governo alleato con Grillo. Meno male che Pierluigi è di sinistra.

Rigoberto Uran, voto 7: si piazza al secondo posto al Giro, per la seconda volta consecutiva, dopo l’argento olimpico di Londra. Bravo, ma iniziamo a credere che non sia troppo fortunato.

Domenico Pozzovivo, voto 7: lo scalatore lucano parte a tutta birra, cala sul finale ma fa nel complesso un bel Giro chiudendo al quinto posto.

Enrico Battaglin, voto 7: vince la tappa di Oropa, nella salita resa storica da Marco Pantani, dopo una fuga di 160km. Quasi eroico.

Zanicchi, voto 8: si ritira dalla politica. Lo ha detto, e l’Aquila di Ligonchio è una donna seria e mantiene le promesse. Mica è un Grillo qualsiasi. Iva non ci deludere.

Rogers, voto 8: vince a Savona e soprattutto sullo Zoncolan, non male per chi non doveva esserci nemmeno al Giro.

Pittella, voto 8: da Lauria con furore. Prende più preferenze della capolista ed è tra i papabili come presidente del Parlamento europeo.

Picierno, voto 8: dopo il brillante risultato con 220mila preferenze è acclamata a furor di popolo reginetta dei supermercati.

Giovani Democratici, voto 8: la prima squadra va forte, ma anche la sua primavera non scherza. Ottimi risultati e sono riusciti anche a inserirne uno tra i convocati per l’Europa. Bravi.

Nairo Quintana, voto 8; il colombiano era l’uomo più atteso alla vigilia, dopo aver vinto la maglia a pois al Tour dell’anno scorso, porta a casa anche la maglia rosa non deludendo le aspettative, cosa rara per un ciclista sudamericano. Un unico neo: delle polemiche relative alla tappa dello Stelvio avremmo fatto volentieri a meno.

Giro d’Italia 8: Partito sottotono. Tappe brevi, assenza di campioni affermati. Un vincitore dato per favorito dalle prime pedalate in Irlanda. Niente di scontato, proprio per questo motivo il Giro ha dimostrato di essere meno importante, vero, ma più bello del Tour. Non fosse altro per il fatto che una manifestazione organizzata da un giornale, in un paese che qualche problema con il mondo editoriale ce l’ha, da cent’anni disegna stadi naturali che altre corse a tappe non possono permettersi. Anche quest’anno abbiamo assistito a quella “torrida tristezza” che Marco Pantani utilizzava per descrivere l’agonia del ciclista in sella alle due ruote. Giovani, mai come quest’anno, arrampicati con dolore su una bicicletta, un sforzo disumano contro le salite, il tempo, il clima e l’opinione comune che fa di questi giovani cavalieri le pedine di uno sport fatto di farmaci e dottori.

Renzi, voto 9: conclude la stagione 2013/2014 con il botto. Vince campionato, Champions League, Coppa Italia e anche la classifica dei capocannonieri. È un pò come Mourinho, può risultare antipatico, un po’ spocchioso ma per il momento è lui che vince. Più di un triplete. Chapeau.

Fabio Aru, voto 9: se in questo Giro ci siamo emozionati lo dobbiamo a lui, il 23enne scalatore sardo ha dato spettacolo in salita, mettendoci il cuore dove la gamba non arrivava. Riesce a salire anche sul gradino più basso del podio e vista la sua giovane età siamo sicuri che sentiremo ancora parlare di lui. 

Il Medio Campidano è una piccola regione fatta di grandi spianate gialle e tornanti di montagna che conducono al mare. Per trovare il mare aperto devi scalare le montagne, l’alternativa è il buco della ciambella (copyright Renato Soru). Fabio Aru, 23 anni da San Gavino Monreale, ma residente a Villacidro, praticamente l’80 percento dei ragazzi sardi è nato in un posto diverso da quello in cui vive, ha scelto di attraversare il mare per raggiungere le montagne, destinazione Bergamo. Un prescelto? Forse. Uno che va controcorrente? Probabile. Bicisport gli ha dedicato una copertina un anno fa, un campioncino, uno che poteva crescere sotto l’ala di Nibali. Nelle movenze e nella pedalata ricorda Chiappucci, nella gestione delle tappa Simoni. Non Pantani, i paragoni con Pantani si potranno fare tra dieci anni e non è detto che si Aru l’oggetto in questione.

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