Tavecchio e il finto Moggi a La Zanzara.

Ecco cosa dice Tavecchio al finto Moggi a La Zanzara.

Un altro motivo per firmare la nostra petizione: http://www.change.org/it/petizioni/ai-tifosi-agli-amanti-del-calcio-no-a-carlo-tavecchio-presidente-della-figc-il-nostro-%C3%A8-un-appello-accorato-a-tutti-gli-amanti-del-calcio-in-italia-affinch%C3%A8-tavecchio-ritiri-la-sua-candidatura

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Saudade

Splendori e miserie del futebol verde-oro: perché la musica del Brasile manca al calcio moderno

Brasiledi Daniel Degli Esposti.

Il Brasile è un luogo dell’anima. Le parole restano mute al cospetto della sua atmosfera: i colori della foresta si specchiano nel cielo e la sabbia bianca si allunga in un bacio chilometrico alle acque dell’Oceano; lo splendore della Capitale si staglia nella fantasia di Oscar Niemeyer e i problemi delle favelas tormentano gli spiriti più sensibili. Un grande iato geografico divide Belo Horizonte da Fortaleza, una forbice climatica separa Manaus e Recife, una frattura insanabile lacera Rio De Janeiro e Saõ Paulo, ma O Povo Brasileiro sa ancora respirare all’unisono: le contraddizioni insanabili del Paese più improbabile del mondo non spezzano la melodia linguistica che i creoli portoghesi hanno inventato sulla costa più ricca del Sudamerica e l’armonia musicale che i loro eredi hanno suonato sulle memorie della mescola etnica più dinamica del pianeta. La melanconia si alterna alla gioia, la leggiadria si intreccia alla forza, le carezze sonore si uniscono al timbro ritmato delle percussioni e le culture cantano al mondo il loro orgoglio nella lingua più suggestiva: la passione per il calcio. Il futebol racchiude l’identità e la plasma continuamente sui campi impossibili del Brasile: le spiagge educano i ragazzi alla fantasia motoria, i vicoli costringono i piccoli geni del dinamismo di strada a destreggiarsi fra i sassi e a dipanarsi fra il legale e l’illegale, i fazzoletti d’erba spelacchiata che germogliano di passione ai piedi dei grandi stadi lanciano i sogni di gloria con la fantasia dei primi soprannomi e con i primi voli pindarici verso una porta vera. Il Pacaembu e il Maracanã pulsano in ogni angolo, crescono in ogni strada, vivono in ogni angolo: le rivalità che legano i club alle loro magiche storie si fondono in un mélange verde-oro che incolla grandi e piccoli a una radice comune e si uniscono in una passione che trascende anche le divisioni più drammatiche. Nessuno può parlare del Brasile senza fare alcun riferimento alla musica e al calcio, poiché rinnegherebbe l’essenza più profonda della sua cultura.     Continua a leggere

Il Pagellone mundial – Finale.

Giovanni_Trapattoni_634410Voto 1: Portogallo. Probabilmente in Brasile non ci sono mai arrivati. Non pervenuti come Magdi Cristiano Allam o Giovanardi alle comunali di Modena. A voi la scelta.

Voto 2: Italia, Inghilterra e Spagna. Le vecchie glorie europee giustiziate dalla grinta del calcio sudamericano. Per le prime due urge correre ai ripari, mentre per la Spagna dopo aver vinto tutto una battuta d’arresto è fisiologica sebbene resti un campanello d’allarme. Sembra la parabola di Silvio Berlusconi, questo ventennio fatto di grandi vittorie forse è davvero finito. Tutta colpa della culona.

Voto 3: Giappone. Zaccheroni ha fatto harakiri. C’è poco altro da dire. Si saranno ispirati a D’Attorre.

Voto 3: Honduras e Corea. Difficilmente ci ricorderemo di quello che hanno fatto in questo mondiale. Un po’ come quello che ha fatto Fassina nel governo Letta. Fassina chi? Appunto.

Voto 4: Brasile. È la media delle prime partite da 7 e le ultime da 1. Peggio di loro solo Monti.

Voto 4: Ghana, Costa D’Avorio e Camerun. Algeria a parte, il calcio africano delude. Tanto. Sempre meglio della nazionale padana.

Voto 4: Croazia e Russia. Deludenti. Ci aspettavamo di più da due nazioni calcisticamente in crescita.

Voto 4,5: Australia. Poca roba questi socceroos, sembrano un po’ la vecchia lista di Giannino.

Voto 5: Iran e Ecuador. Provano a rendere interessanti i loro gironi, apprezziamo lo sforzo.

Voto 5,5: Bosnia. Non ci aspettavamo l’eliminazione ai gironi, ma hanno tutte le giustificazioni del caso, visti gli errori arbitrali che hanno subìto. Lettiani.

Voto 6: Grecia e Nigeria. Fanno la loro modesta figura in questo mondiale. Senza lode e senza infamia. Zanda e Speranza.

Voto 6,5: Messico e Uruguay. Dimostrano che o solo la tecnica o solo la grinta non bastano, ma almeno loro hanno quello. Citofonare Prandelli.

Voto 7: USA. Lo diciamo, se continuano cosi, entro il 2022 arrivano tra i primi 4. Un po’ come i giovani turchi, almeno ci sperano. Togliatti li avrebbe ammoniti.

Voto 6,5: Belgio, Svizzera. I primi hanno una generazione straordinaria di talenti a cui questo risultato sta stretto. I secondi possono gioire per una buona prestazione, ma continuano a saper far meglio orologi che giocare a calcio. Cuperliani i primi, civatiani i secondi.

Voto 7: Algeria. Forse il miracolo sportivo di questi mondiali sono loro, le volpi del deserto. Dimostrano che dove non arriva la tecnica arriva il cuore, facendo tremare anche la Germania. Un po’ come i grillini (non si offendessero gli algerini), quando non c’è studio e competenza, arriva la caciara e l’insulto libero. Alle elezioni fanno tremare un po’ tutti, ma poi perdono.

Voto 7: Colombia e Cile. Le due sudamericane divertono ma devono fare i conti con la sorte. Eliminate entrambe dai padroni di casa, chissà come sarebbe andata se il tiro di Pinilla non si fosse stampato sulla traversa o se David Luiz non avesse pescato il jolly su punizione.

Voto 8: Francia e Costa Rica. Nel 2016 in Francia saranno i primi a dover bloccare l’avanzata tedesca. Storicamente non sempre ce l’hanno fatta, ma la squadra di Deschamps ha dimostrato che in questo mondiale ha carte e giovani in regola per farlo. Ragionamento diverso per i caraibici, bravi ma sfortunati, destinati forse a diventare meteore da raccontare un giorno ai nostri figli. È il dilemma di Matteo Renzi: Francia o Costa Rica? Bloccherà l’avanzata tedesca o è destinato a essere una meteora?

Voto 8: Olanda. Ci hanno sperato, hanno rinunciato al loro dogma, hanno messo il loro cuore e i loro muscoli in mano al dottore pazzo. Li ha fermati Romero, portiere innamorato che para i rigori leggendo la lettera della moglie. Anche Bersani ci provò e si mise in mano a dei pazzi. Lo ha fermato un video: li smacchiamo!

Voto 9: Argentina. Da qualche parte ci sarà un detto cinese che parlerà di lunghi viaggi e di mete mai raggiunte. In ogni caso si sono ammirate vette e luoghi mai visti, splendidi tramonti etc etc. L’Argentina non ha deluso, forse potevamo aspettarci di più da Messi in finale, forse nel 2014 non esistono più squadre che si fanno trascinare da un giocatore solo (vero Portogallo?). Sabella ha stupito perché ha fatto le nozze coi fichi secchi e ai pochi litri di vino buono rimasto nella botte piccola. Peccato.

Voto 10: Germania. Quella capacità tutta loro di essere puntuali, precisi, perfetti. Nel mondiale che sembrava condannare l’Europa sovrastano tutti e cinque i continenti. Senza punti deboli, hanno reso forte e invincibile anche le cose meno belle: le uscite di Neuer, le gambe lunghe e magre di Müller, l’età avanzata di Klose, il tailleur della Merkel. Il 10 del nostro pagellone può andare solo alla corazzata di Löwe. Ci piaccia o meno questi sono come la loro Cancelliera: vincenti!
P.S.: ricordatevi però che avete vinto solo perché noi siamo usciti prima.

#GermaniaArgentina, la finale.

Guida semi-seria alla finale.

Germania

Popolazione: 83,302,465 ab. (2012)
Superficie: 357,022 sq km
Confini: 3,694 km
Coste: 2,389 km
Inno Nazionale: Das Lied der Deutschen
Lingue ufficiali: tedesco, danese, sorabo.
Capitale: Berlino.
Capo dello Stato: Joachim Gauck (Presidente), Angela Merkel (Cancelliere)
Valuta: Euro.
PIL: $3.227 trillion (2013 est.)
Tasso di crescita del PIL:0 .5% (2013 est.); 0.9% (2012 est.); 3.4% (2011 est.)
Debito pubblico: 79.9% del PIL (2013 est.)
Rapporto surplus(+) o deficit(-)/PIL: +0.1% del PIL (2013 est.)
Tasso di disoccupazione: 5.3% (2013 est.)
Indice di Gini: 27 (2006); 30 (1994).
Persone sotto la soglia di povertà: 15.5%
Inflazione: 1.6% (2013 est.) Continua a leggere

#BrasileOlanda, la finalina.

Guida semi-seria alla finale per il terzo posto.

Brasile Brasile

Popolazione: 202,656,788 (Luglio 2014 est.)
Superficie: 8,514,877 sq km
Confini: 16,145 km
Coste: 7,491 km
Indipendenza: dal Portogallo nel 1822.
Inno Nazionale: Hino Nacional Brasileiro.
Lingue ufficiali: portoghese.
Capitale: Brasilia.
Capo dello Stato: Dilma Rousseff
Valuta: Real Brasiliano. Continua a leggere

Pagellone Mundial – Semifinali

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Regina Brandão (psicologa della Seleção), voto 1: CAMBIA MESTIERE.

Neymar, voto 1: miracolo in terra brasiliana. Neymar è già in piedi e cammina. Ma non rischiava quasi la paralisi?! Questo infortunio è reale com’era reale l’attentato a Maurizio Belpietro
Ps: Caro Neymar ti è andata di culo. Chiama Zúñiga e ringrazialo. Alla fine sei l’unico che si è salvato da questo disastro.

Fred, voto 1: il pubblico l’ha fischiato per tutta la partita. Non è giusto ed è scortese criticare gli assenti.

Scolari, voto 1: dichiara nel post-disastro “abbiamo fatto il nostro meglio”. Proprio come Mazzarri. Come si dice “taci” in portoghese?

Santanchè, voto 2: ma v’immaginate Totti che diventa presidente della Lazio? Di Canio capo ultrà del Livorno? GIÙ LE MANI DA L’UNITÀ.

De Laurentiis, voto 2: traccia un profilo del nuovo presidente della FIGC citando Veltroni e Platini. Tra questo e Tavecchio noi guarderemo la Bundesliga o la Liga.

Salvini, voto 2: vuoi fare il giovanotto ascoltando i Modà e va bene, ma per carità di Dio lascia stare De André!
Per te una dedica speciale: “Il cuore rallenta e la testa cammina in un buio di giostre in disuso, qualche rom si è fermato italiano come un rame a imbrunire, su un muro saper leggere il libro del mondo con parole cangianti e nessuna scrittura, nei sentieri costretti in un palmo di mano i segreti che fanno paura, finché un uomo ti incontra e non si riconosce e ogni terra si accende e si arrende la pace”.

Blatter, voto 3: fino alla fine caro Joseph, urleremo la stima verso di te.

Tedeschi, voto 3: dai parlateci ancora dell’austerità, del rigore…

I giornalisti italiani, voto 3: dopo la sconfitta del Brasile hanno previsto qualunque genere di calamità colpire il paese sudamericano, dall’invasione di cavallette a Scilipoti a Brasilia.

Civati, voto 4: riunisce la sua corrente nei giorni delle finali mondiali. Il tempismo non è mai stato il suo forte, ma almeno prima non copiava slogan. “È possibile” che scopiazza? No, è sicuro. Continua a leggere

L’Arancia Meccanica e l’Unesco del calcio.

Un’idea rivoluzionaria, una squadra irripetibile, un fascino irresistibile.
Da Johan Cruijff ad Arjen Robben, da Rinus Michels a Louis Van Gaal: l’Orange sbiadita può toccare la Coppa del Mondo
?

olandaIl calcio è uno stile di vita. Le sue idee rispecchiano l’humus delle società che le hanno
pensate e plasmano le strutture dell’umanità attraverso la semplicità fisica dei gesti; i suoi interpreti più autentici vedono sentieri e li trasformano in strade, sentono ritmi e li rendono melodie, tracciano schizzi di magia e li riempiono dei colori vivi della realtà. Nessun uomo e nessuna squadra hanno incarnato la poesia del football meglio di Johan Cruijff e della sua Arancia Meccanica.
Corre l’anno 1974: l’Europa si specchia nella sua ricchezza e nelle paure della prima crisi economica del Dopoguerra. La Germania Ovest ospita i Mondiali e sogna di vedere il suo simbolo più illustre, Kaiser Franz Beckenbauer, con le braccia protese al cielo e la nuova Coppa fra le mani: la nike alata di Jules Rimet brilla nella bacheca del Brasile e negli occhi di Pelé, ma la FIFA non si ferma.
Altro giro, altro trofeo, altre leggende: le più scintillanti vestono l’Orange più acceso di sempre. Continua a leggere