#volevoilteatro: La Pugna e La Pipa.

La pugna e la pipa

di Daniel Degli Esposti

Calcio e teatro. Antidoti alla noia, pillole di energia, serbatoi di passione; microcosmi paralleli e incapaci di comunicare, sorgenti d’identità sorde alla loro fratellanza, scintille di cultura che chiudono le tribune ai non addetti ai lavori. Il pallone e le maschere crescono in contesti diversi, ma respirano la cultura dei popoli: le giocate e le battute dipingono l’arte sulla scena della storia e segnano le generazioni con la leggiadria selvaggia dell’emozione. Per costruire un ponte fra il prato e il sipario servono tante conoscenze tecniche, l’audacia dei pionieri e una devozione sconfinata per lo sport che ha plasmato il tessuto sociale dell’Europa contemporanea. Trent’anni dopo il trionfo italiano nel Mondiale spagnolo, Alessandro Pilloni e Andrea Santonastaso capiscono che è arrivato il momento di infrangere il tabù: l’avventura del Vècio e dei suoi ventidue “figli” merita di salire su un palcoscenico. L’estate del 1982 offre troppi stimoli per rimanere confinata nell’universo sterile della critica sportiva: le fibrillazioni di un sistema politico che naviga a vista e abbraccia con gioia le sue potenti clientele, le oscillazioni velistiche della stampa, le polemiche, gli scandali… La penna di “Pillo” traccia l’affresco e cuce le voci parossistiche dei giornali in un patchwork esaltante: i vizi eterni dell’Italia subalterna balzano sulla scena insieme ai sorrisi e si agganciano alle rapide movenze di una coppia che incarna lo spirito della sua opera. Andrea e “Pillo” fanno vivere i personaggi con la passione di due ragazzi che ripercorrono l’avventura più bella della loro infanzia sportiva, affiancano alla comicità la devozione per il calcio, filtrano emozioni attraverso il fascino della cultura, alternano schemi e improvvisazione con l’abilità che distingue i professionisti. “La pugna e la pipa” è un viaggio attraverso il tempo: cronache e letture, pagelle e battute, commenti e vissuto. Il pubblico capisce che la scena si avvicina al luogo più intimo della memoria: i giovani di allora ricordano le vibrazioni di una cavalcata magica, riscoprono i profumi dell’estate più strana, rivedono le immagini che li hanno fatti sussultare, si sentono un po’ “figli di Bearzot”; i ragazzi di oggi vivono la magia del calcio attraverso il palco, percorrono i sentieri della cultura popolare, tracciano strade, disegnano viaggi fra i loro ricordi. Il mito scende sulla terra; l’epopea ritorna alla sua dimensione attraverso il sapore del suo quotidiano. La pipa del Vècio e la pugna della Nazionale racchiudono lo spirito dell’impresa, i silenzi di Zoff e l’Urlo di Tardelli proiettano il volo del Bernabeu nella leggenda, la penna di “Pillo” e il volto di Andrea denunciano le ipocrisie, uniscono le generazioni, elevano i pensieri, accarezzano la fantasia. Il ponte tra il pallone e il palco è saldo, la connessione fra i mondi è stabilita, il legame fra le arti è fecondo; il teatro può svelare l’essenza più vera dello sport. La scommessa è vinta: non resta che attendere la prossima sfida, staccare il biglietto per una serata di sogni e riaccendere i ricordi. “La pugna e la pipa”: bastano le parole…   

“La Pugna e La Pipa” Pagina Facebook Ufficiale

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