STADI, ORDINE PUBBLICO E DEMAGOGIA

renzi-stadidi Marco Gaggiano.

Giovedì 2 Ottobre la Camera ha votato la fiducia al governo sul decreto eterogeneo – l’ennesimo – del 22 Agosto recante “disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del ministero dell’Interno”. A far discutere è stato in particolar modo l’emendamento passato in commissione Affari costituzionali che prevede che una quota compresa tra l’1 e il 3% degli introiti delle società calcistiche derivanti dalla vendita dei biglietti debba esser destinata a finanziare straordinari e indennità delle forze dell’ordine.

stadi.ddlBloccata dalla commissione Bilancio per mancanza di relazione tecnica, invece, la proposta degli stessi firmatari di incassare le medesime percentuali sui ricavi complessivi dei club di A e B per un totale di circa 25 mln di euro. Naturalmente si proverà a ripresentare l’emendamento nella discussione in Senato, strizzando magari un’occhio all’ipotesi dei 5 stelle di tassare i diritti TV piuttosto che gli incassi della domenica.

Se da una parte maggioranza e sindacati di polizia hanno definito questo parziale risultato un traguardo storico, dall’altra non si sono fatte attendere le critiche, giustificate e anche abbastanza dure, di chi il calcio lo amministra ma è stato, forse volutamente, tagliato fuori dalla discussione. “Si tratta di una decisione inaspettata che ci trova ovviamente non in sintonia con la strategia e soprattutto con la tempistica e la mancata consultazione. Le società non possono essere contente. Dalla mattina alla sera si poteva impostare un ragionamento che poteva essere quantomeno discusso. Speranze di modifiche? Il tempo è molto breve, è un’operazione molto pratica da parte del governo”” ha dichiarato Tavecchio; più duro Abodi, che ha parlato di “Demagogia insostenibile”.

Paolo Fiore su L’Espresso ha provato a snocciolare qualche cifra, sostenendo che se il testo attuale passasse senza modifiche in Senato l’esborso complessivo sarebbe di circa 6-8 mln. Subito dopo ha iniziato ad evidenziare come gli straordinari complessivi per gli agenti in una partita come Juve-Roma siano quantificabili attorno agli 80 mila euro al lordo, più o meno quel che intasca De Rossi in quattro giorni. Eccallà. Ragionamento facile, pulito, strappa applausi. Ma sia chiaro, se il messaggio che si vuole veicolare è “stanno facendo la figura dei pezzenti per quattro spicci e poi pagano Iturbe 23 milioni” siam pronti a farne una questione di principio.

Ebbene sì, una questione di principio. Perché secondo gli studi pubblicati dalla FIGC, l’“azienda calcio” garantisce ogni anno più di un miliardo di euro di gettito fiscale allo Stato con un giro d’affari pari a circa il 6% del PIL (indotto incluso). Perché, come ha evidenziato Beretta, sulle società già gravano i costi relativi alla sicurezza interna degli stadi – quasi tutti pubblici, non dimentichiamolo – con gli steward e le spese di istallazione e manutenzione delle telecamere a circuito chiuso e dei tornelli; e anche perché ancora una volta si parla di stadi ma non di incentivi per la riqualificazione degli impianti mentre oltremanica, per dirne una, il governo inglese sovvenziona addirittura progetti privati o a gestione mista (meno di un anno fa il West Ham ha ricevuto 60 mln di sterline dal governo per un progetto di ristrutturazione che costerà complessivamente circa 180 mln). “Prenderemo spunto dai modelli inglese e tedesco” aveva detto Renzi a Tiki Taka dopo le vicende della finale di Coppa Italia, ma forse si riferiva solo a qualche belloccio della campagna autunno-inverno Ralph Lauren.

È una questione di principio perché chi ci assicura che non ci saranno rincari, seppur lievi, sui prezzi dei biglietti? E se così fosse non saremmo noi contribuenti, seppur indirettamente, a sostenere le spese che, secondo il tweet di Renzi, proprio su di noi non è giusto che ricadano? Insomma, di recente abbiamo assistito ad una situazione simile con Apple e l’equo compenso.

È una questione di principio perché a questo punto una decisione del genere dovrebbe essere estesa ad ogni evento di grande portata: e allora andiamo dagli U2 e spieghiamo loro con chiarezza che qualora volessero tornare nuovamente a San Siro sarebbero costretti a pagare gli straordinari della Polizia e una sovrattassa per il disagio creato agli utenti di iTunes. E poi comunichiamo ai vescovi con la stessa franchezza che d’ora in poi le forze dell’ordine scorteranno le processioni solo in cambio del 3% delle offerte settimanali dei fedeli e che ad ogni inchino della statua sotto l’abitazione del boss di turno scatterà un bonus extra. “E di questo passo anche la sciura Maria che abita in un quartiere ‘a rischio’ un giorno potrebbe vedersi chiedere un contributo per sovvenzionare la pattuglia che passa sotto casa. Magari dall’1 al 3% della sua, già bassa, pensione” come scrive Giovanni Capuano su Panorama.

È una questione di principio perché ci siam rotti le balle di questo modo propagandistico e tutt’altro che inclusivo di far politica, di queste riforme da televoto, di questa spasmodica e narcisistica ricerca del consenso attraverso #millegiorni di luoghi comuni. E visto che ci siamo diciamola tutta: è una questione di principio perché questi emendamenti puzzano tanto di destra.

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