La giornata tipo del leghista

Salnivi bossiOre 5.00: nel profondo Nord produttivo, non è ancora sorto il sole quando sulle note di Va, pensiero suona la sveglia del nostro leghista. Guarda fuori la finestra e vede solo bianco, come ogni giorno della sua vita: o è nebbia o è neve.

Ore 5.10: apre l’armadio. Da un lato le foto di Luisa Corna in posa sexy. Dall’altro una pila di felpe. E in mezzo riposano decine di canottiere bianche, simbolo di un tempo in cui il leghista ce l’aveva duro e non posava desnudo su copertine patinate.

Ore 5.15: il giovane leghista ci pensa: in fondo se abbiamo sopportato le camicie camouflage di Formigoni, possiamo pure reggere le felpe di Salvini.

Ore 5.30: è il momento della colazione con cibo rigorosamente prodotto al nord del Piave, come la vita cisalpina impone: polenta e osei, busèca. Si sintonizza su Radio Padania che trasmette la hit parade dei raduni di Pontida: “Le canzoni vichinghe in chiave folk post-moderno”. Solo una voce stronca questo momento dionisiaco, è la mamma che lo rimprovera prima di scendere: “Salvatoreeeeeeee non fare tardi stanotte che domattina viene anche zia Maria e i tuoi parenti da Catanzzharo”.

Ore 6.00: Radio Padania continua con la sua classica programmazione, ora in onda i successi di Olindo Ghison – campionissimo canoro della festa della polenta di Bèrghem – e Valerio Manni, noto per la canzone in rima S.P.Q.R. “A Monza ci vedremo e in c…ve lo daremo”. Guarda sconsolato il porta cd e pensa che, effettivamente, l’ultima volta che è stato con una ragazza era al concerto di Gigi D’Alessio a Milano, dove comprò due biglietti da un bagarino di Scafati.

Ore 6.30: il giovane leghista ha un forte mal di pancia. Ieri sera in birreria era finita tutta l’acqua del Po e in crisi di astinenza ne ha bevuto un po’ direttamente dal fiume. Pensa che deve smetterla, ma i suoi amici di sinistra si fanno le canne e lui non fuma, come si sballa? La Pivetti certo non approverebbe, ma lui non può certo distruggersi lo stomaco così. Ora capisce il perché della vastità addominale di Borghezio. Poco male, sulla tavoletta del cesso avrà un po’ di tempo per retwittare i nuovi 267 cinguetii di Salvini.

Ore 7.45: il giovane leghista decide di iscriversi all’università. Si ricorda che dovrebbe esserci in zona la “Libera università di Tirana”. Ma non la trova. Allora ha un’illuminazione: controlla sul mappamondo. E alla fine conclude che per lui sarebbe un luogo troppo d’élite: se Bossi junior aveva scelto di fare il pendolare verso un luogo così lontano per istruirsi sarà stato davvero il meglio che si potesse trovare.

Ore 7.50: il giovane leghista guarda ancora sconsolato il mappamondo. Capendo che in fondo il Nord è un concetto relativo. Strana quella sfera che gira: l’aveva comprata per capire dove fosse questa Tanzania dove in nome dell’indipendenza padana pare producessero diamanti.

Ore 8.00: beve un po’ di acqua “Sorgenti del Po – Gran riserva del 20 maggio 1990”, bacia l’elmo con le corna ereditato dal prozio celtico e controlla lo smartphone con la cover di Irene Pivetti, suo adolescenziale sogno erotico: non sono nemmeno le nove e Salvini è già a 358 tweet e quattro servizi fotografici. Dovrà impiegare mezza mattinata a retwittarli tutti e riuscire a vedere ogni singolo scatto.

Ore 8.30: esce di casa, bacia la statua di Alberto da Giussano e si chiede cosa c’entra la flat tax con il rutto padano.

Ore 9.00: va al bar, un po’ dispiaciuto rispetto a quando poteva ordinare da bere un grappino con un rutto, ma comunque come ogni padano che si rispetti ordina una brocca di birra, zuppa alla pavese e il salame di Varzi. Si chiedo come facesse l’Umberto ad avercelo così duro tutto il giorno con questa alimentazione, ma poi pensa alla Pivetti e si sente assolto da tutti i pensieri impuri.

Ore 9.10: si siede e inizia guardare inorridito le foto di Salvini nudo, avvolto in un piumone bianco e con l’occhio ammiccante. Ripensa a quando prendeva in giro il suo amico del Pd per il giubbotto di pelle di Renzi. E ripensa, ancora con nostalgia, a quando poteva girare in canottiera urlando “ce l’abbiamo duro” ai passanti piuttosto perplessi. In effetti, la canottiera, a dicembre, nella Val Brembana, desta qualche perplessità.

Ore 9.20: da quando Salvini twitta è stato costretto a comprarsi uno smartphone e a crearsi un account per seguire il suo leader. Ancora non ha capito a cosa servano quegli strani simboli che hanno la forma di una chiocciola e delle sbarre, ma pensa che se non sogna più la secessione può abituarsi anche a questo.

Ore 9.30: squilla il cellulare. Tutti nel bar lo guardano straniti. Come suoneria ha il concetto più alto mai espresso da Borghezio: un rutto padano.

Ore 10.00: il giovane leghista si esercita a pronunciare parole come guaglióne, ’nduja, tr’món, cugghiùn. Non ha ben capito perché non deve più augurarsi che il Vesuvio li lavi col fuoco e perché non deve più canticchiare al ritmo di “chi non salta meridionale è”. Ma tant’è: il segretario di circolo gli ha detto che adesso il nemico non sono più i terroni perché comunque votano in Italia a supporto della lista “Noi Salvini”, ma i négher e i rom.

Ore 10.10: va alla cassa a pagare il conto e inveisce contro la povera cassiera polacca che parla fluentemente quattro lingue, perché non accetta le Lire padane che ha vinto l’altra sera a stoppa con i suoi cugini di Barletta. “Usciremo dall’Euro, prima o poi” le dice ad alta voce.

Ore 11.00: il giovane leghista lavorava in fabbrica ma oggi resta a casa. Il padrone, che è anche il segretario del circolo locale della Lega, gli ha fatto un discorso tutto sommato condivisibile: “Tu sei un gran lavoratore, una persona onesta, un vero padano. Ma devo licenziarti. La colpa non è mia. Quei negri lavorano per la metà del tuo salario, e grazie alla Bossi-Fini se fiatano o pensano solo al sindacato io li denuncio e li faccio arrestare. Tutta colpa di questi extra-comunitari. Ma non preoccupare, il nostro Matteo rimetterà le cose a posto!” Poi pensa che anche da nullafacente si vive bene e potrebbe partecipare a Il pranzo e servito.

Ore 11.30: si prepara un caffè perché se il beneventano Paragone ha diretto la Padania, lui un espresso potrà anche prenderlo. Mentre lo prepara smanetta con la manopola dello stereo cercando Radio Padania Libera. Ad un certo punto ascolta una canzone che si conclude con “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Sorride contento: sarà un pezzo scritto da Belsito che spiegava il rapporto tra i diamanti e la merda che è volata un po’ ovunque per colpa loro.

Ore 12:30: pranza. Insalata di finocchio, offerta da Buonanno, con un po’ di pollo alla piastra. Bisogna stare in forma. Però rimpiange gli orsi e i cinghiali mangiati nei raduni a Pontida.

Ore 13.30: mangiando pensa che anche lui vorrebbe un sindaco come Buonanno, l’orgoglio della Valsesia, l’unico che ha dimostrato il teorema dell’esistenza della Padania: “Ma il Grana Padano perché si chiama così? O perché esiste il Gazzettino Padano? È un modo per dire che c’è questo termine, questa terminologia, è perché la Padania esiste”.

Ore 14.00: su Telepadania trasmettono le repliche delle partite delle nazionali indipendentiste: giocano i baschi, gli irlandesi del nord, i palestinesi, i curdi. Tutti hanno nel simbolo in richiamo al socialismo e alla libertà. Il giovane leghista pensa che ha governato con Fini e Alemanno e che oggi fa i cortei con Forza Nuova e Casa Pound e che il capitano della sua nazionale era Maurizio Ganz. E si vergogna un po’.
INCONTRO DI CALCIO TRA PADANIA E TIBET

Ore 14.30: il giovane leghista sfoglia con avidità “Oggi”, nella speranza di trovare, oltre a quelle di Salvini, anche qualche foto dell’ultima Miss Padania. Sfoglia e risfoglia, gli cade l’occhio su di un servizio sul Gay Pride. “Culattoni”, pensa tronfio il nostro. Ma poi, guardando con maggiore attenzione, tra le foto d’epoca pubblicate, riconosce un copricapo con corna ed un prozio. Che forse non era tanto celtico alla fine. Vabbè, il copricapo lo terrà lo stesso, in fondo c’è affezionato. E pure al prozio, che poi abita il palazzo di fronte da qualche decennio col suo amico Mario.

Ore 15.00: il giovane leghista fa il suo tweet quotidiano per chiedere il ritorno in patria dei due Marò. Il tricolore non può essere disonorato, così pensa, mentre acquista su internet la carta igienica rosso-bianco-verde che usava il mitico Umberto.

Ore 16.00: ha appena firmato una petizione contro il maltrattamento dei cuccioli di foca in Antartide. Poi scrive su Fb uno status nel quale si chiede perchè la Marina Militare Italiana non sia autorizzata a sparare sui barconi che arrivano in Italia dal nord Africa. Poi soddisfatto retweetta un po’ Salvini. Aveva 256 tweet arretrati.

Ore 16.30: il giovane leghista va dallo psicanalista. Oggi ha la prima seduta con il nuovo dottore. Quello vecchio era impazzito tra vocine, 80 euro, scissioni e improbabili sproloqui sulla ditta. Il nostro giovane amico, con la sua camicia verde, la barbetta alla Salvini quando era candidato con i Comunisti Padani, l’occhiale rosso alla Maroni, il rutto incontenibile alla Borghezio, e l’aplomb alla Zaia non riesce a risolvere il suo conflitto esistenziale: il poster di Gullit che aveva da piccolo nella stanzetta, la passione per la musica reggae, l’affetto per lo zio Mario, l’amicizia con il fidanzato maghrebino della sorella, l’insanabile passione per le sfogliatelle, la ‘nduja ed i cannoli siciliani. Lo psicanalista gli consiglia di liberare i suoi istinti repressi. Il giovane leghista rutta “o surdato nammurato” fino all’ultima strofa. Il suo modo per conciliare i suoi suoi idoli: Mario Borghezio e Massimo Ranieri.

Ore 16.40: il giovane leghista, un po’stanco, si siede su una panchina ma si rialza subito. Non vorrebbe passasse il sindaco sceriffo Gentilini e lo multasse per accattonaggio, oppure rischiasse di essere pestato dalla Guardia Padana.

Ore 17.30: aperitivo celtico in sezione. Da qualche mese le ultime direttive impongono di memorizzare e cantare anche celebri canti popolari come “Funiculì funiculà” o “Ciuri ciuri”. Serve a parlare ai nuovi leghisti del Sud ha spiegato la nuova direttiva del partito. Il giovane leghista li conosce già a memoria perché glieli cantava la nonna da bambino nella culla. Ma finge con orgoglio padano di non sapere nemmeno una parola di quegli astrusi dialetti. La Lega deve prepararsi alla spedizione a sud del Po, anche se il simbolo della lista Noi con Salvini, non ha nulla di verde padano.

Ore 18.30: a cena stasera ci sono tutti i parenti: zia Carmelina di Barra, zia Luisa di Cerignola e tutta la famiglia di zio Dario da Palmi. In loro onore la madre cucina pasta e vongole, salsiccia e friarielli e, per festeggiare anche la presenza fidanzato magrebino della sorella,  uno splendido cous cous. Il giovane leghista allora, memore dell’insegnamento dell’Umberto, dichiara la sua indipendenza alla tavolata. Si rifugia nella sua stanzetta, dove chiacchiera col poster della Pivetti dei valori del Cristianesimo, e mangia polenta surgelata.

Ore 19.00: Mentre guarda il Milan in tv, maledice il campionato spezzatino, il padre gli ricorda sconsolato i bei tempi di Weah, Rijkard e Gullit. “Papà ma sono negher, i giocatori del Milan devono essere del Nord”. Poi al terzo passaggio sbagliato dalla premiata ditta Poli – Montolivo inizia a rimpiangere Ibrahim Ba e Serginho.

Ore 20.00: fine primo tempo e mentre fa zapping, il giovane leghista vede in Tv Flavio Tosi e pensa che c’è un po’ di Debora Serracchiani in ognuno di noi.

Ore 21.30: esce e incontra i suoi amici. Spiega al suo amico grillino e al suo amico del Pd che loro leghisti parlano in nome del popolo. Alla domanda perchè Calderoli abbia scritto il porcellum risponde con sicurezza e fiero orgoglio padano: “Perché ce l’aveva chiesto Berlusconi”.

Ore 21.45: prova a organizzare le vacanze.. Un tempo le mete preferite dai leghisti erano l’Albania per motivi di studio e la Tanzania per motivi di diamanti. Pare che oggi la direttiva sia però un’altra. Dopo i quindici  giorni obbligatori dai parenti al Sud, si vola tutti verso la grande madre Russia. Salvini e Borghezio in una riunione ristretta hanno spiegato che Putin ha dei nonni nati a Colnago, che la divisa originale del KgB era verde, che il Po é un affluente del Don e che a breve San Pietroburgo verra’ denominata Bossigrado, succedendo cosi a Lenin e Stalin. In fondo siamo davvero una costola della sinistra,pensa soddisfatto tra sé e sé il giovane col pigiama verde: Togliatti andava a Mosca a prendere rubli sessant’anni prima di noi.

Ore 23.00: il giovane leghista, dopo un ultimo retweet ai 426 cinguettii serali di Salvini, prega in cameretta dove ha un’altare consacrato al Dio Po protetto dall’immagine e dallo sguardo benevolo dei poster della Pivetti e della Corna a grandezza naturale. Chiede un mondo di pace e serenità, per tutti, esclusi i migranti, i rom, i comunisti, gli omosessuali, i testimoni di Geova, gli ebrei, quelli piu’a Sud di Ravenna, quelli con l’orecchino a parte Salvini, le botteghe del commercio equo e solidale, i circoli Arci, i tifosi del Napoli, quelli di Emergency e Amnesty International, i pescatori di Lampedusa, i ferrovieri di Reggio Calabria, gli operai dell’Ilva di Taranto, le insegnati di Bari, gli impiegati postali di Caserta, gli idraulici di Cosenza, i meccanici di Potenza e le partite Iva di Santa Maria di Castellabate. Il suo cuore è gonfio d’amore. E lo lascia ruttare come Borghezio, un’ultima volta, prima di lasciarsi padanamente cadere in un sonno celtico, vegliato dal fantasma di Gianfranco Miglio che è sempre la’ con lui.

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