Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
ti scriviamo perché, ti sembrerà certo strano di questi tempi, ma noi continuiamo a credere in te. Non solo perché sei vestito di rosso, hai la barba bianca e lunga come il nostro filosofo tedesco di riferimento e dal tuo naso si evince, senza dubbio alcuno, che la tua passione per il vino e la vodka è simile alla nostra e a quella di George Best.

Ma perché – nonostante abbiano provato a trasformarti in un simbolo del consumismo – hai resistito alla modernità e con principio di uguaglianza e ribellione, vaghi veloce nelle notti del globo come Socrates sul campo sfidando i radar e i satelliti come Maradona gli allenamenti, continuando da secoli ad accendere i sogni di bambini veri e bambini non cresciuti come noi.

La neve della tua dimora, che ci ricorda così Stalingrado e lo stadio della Stella Rossa di Belgrado; la tua slitta che avanza veloce, leggiadra e sicura come la Locomotiva e Garrincha nei suoi dribbling; le renne veloci e instancabili come il compagno Stakanov o un mediano d’altri tempi, ma senza Ligabue, o uno stopper di un campionato di terza categoria; i tuoi elfi, eroici operai che costruiscono la materia di cui sono fatti i sogni, come le mani e i pugni del partito di Majakovskij, come i calci ad un pallone di un ragazzino su di un campetto di periferia.

E’ per questo che continuiamo a scriverti. Come continuiamo a militare in un partito o a guardare il calcio: perché le cose belle esistono solo se pensate, immaginate, vissute, guardate con gli occhi dei bambini e finché resistono resiste la bellezza, e chi nella bellezza crede.

Altro che la Befana, caro Babbo Natale, che al soldo della meritocrazia si arroga il diritto di distribuire carbone, giudicando buoni o cattivi senza mai contare da dove sono partiti. Lei, vecchia e brutta come il tribunale delle ingiustizie, simbolo della disuguaglianza capitalistica, che in quel fossile vede la fuliggine e lo sporco di chi guarda il mondo dall’alto verso il basso.

La Befana, sì, il cui naso uncino artiglia come le regole della finanza, la cui scopa è lo strumento con cui i mercati spazzano via le storie epiche di sezioni fredde e campetti diroccati, di secchi collosi e reti bucate, di volantini sbiaditi e terriccio tagliente, in nome degli “apericena” e dei petroldollari.

Eccoci qua compagno babbo Natale a resistere assieme a te. Non a comportarci bene o male con la paura del carbone, ma continuando a scrivere e giocare sperando che prima o poi, se non il sol dell’avvenire, se non lo scudetto, arrivi almeno – finalmente – il sogno di un Natale nuovo per una futura umanità.

Ed è per questo, che ti chiediamo, per il prossimo anno, le seguenti, semplici, realizzabili cose:

SCRIVETECI I VOSTRI DESIDERI. MARTEDÌ 23 DICEMBRE PUBBLICHEREMO I MIGLIORI E CON QUELLI DELLA REDAZIONE LI SPEDIREMO A BABBO NATALE.

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