L’onorevole nel pallone – Intervista a Gianni Cuperlo

Quando la palla rotola sul prato verde lo schieramento politico non conta. Quando l’arbitro fischia l’inizio della partita, destra e sinistra sono solo le due fasce di gioco. Quando la tua squadra del cuore gioca un match importante non c’è Patto del Nazareno che tenga.

Il nostro ospite in questa puntata de “L’onorevole nel pallone” è Gianni Cuperlo, candidato segretario alle ultime primarie Pd contro Matteo Renzi. Un Cuperlo trapattoniano, che cerca di andare in attacco attento a non prendere gol in contropiede. Lei è milanista. Vive anche lei la cosiddetta “doppia morale dei milanisti di sinistra”? E trascorrerebbe una serata con Berlusconi a Palazzo Grazioli? A parlare di Milan naturalmente.

Nessuna doppia morale. Basta distinguere tra calcio e politica. E comunque sarebbe molto peggio se un giorno dovessi ritrovarmi a capo del mio partito un gruppo dirigente che non è di sinistra. Ma questa è fantascienza.

Matteo Orfini, milanista come lei, in un’intervista a #volevoilrigore ha ammesso di adorare l’entrata dura. Lei è per il tikitaka? Si sente un po’ come l’Olanda: ottimo gioco ma arriva sempre seconda?

Sicuri che parlasse di calcio? Comunque preferisco la seconda che avete detto.

Qual è la cosa più di sinistra che c’è nel calcio?

La moviola.

A quale personaggio del mondo del calcio paragona Renzi, Civati, Napolitano e D’Alema?

È da molto tempo che vi fate domande simili? E vi pare di avere altri sintomi?

Noi di #volevoilrigore per il dopo Napolitano proponiamo il presidente della Sampdoria Ferrero, lei è d’accordo? A quale altro nome pensa?

Sì, avete parecchi sintomi.

Avrebbe mai pensato che in un recente sondaggio di Piepoli il 6% degli intervistati vorrebbe Rosy Bindi come leader di un partito a sinistra di Renzi?

È una bella cosa. Fatico a collegarla col calcio.

Invece dell’Italicum, non possiamo fare una legge elettorale che prevede dei gironi da quattro e dopo gli scontri diretti come in Champions?

Non risolverebbe il problema dello scorporo.

Cosa ne pensa di Carlo Tavecchio? E delle Olimpiadi a Roma del sindaco Marino?

Sul primo non penso. L’altra cosa è tanto suggestiva da far paura.

Secondo lei il gioco che esprime Renzi è più simile a quello di Zeman o a quello dell’allenatore della squadra tedesca nella famosa partita del 1943 che ispirò il celeberrimo film “Fuga per la vittoria”?

Quelli giocano o giocavano in undici. Lui da solo.

Per molti Civati è la sinistra del Pd. È un po’ come quando abbiamo pensato di giocare un mondiale con Paletta titolare. Non pensa che questo sia una dei sintomi più evidenti della sinistra e del calcio moderno?

Gettare la croce su Paletta è inelegante.

Sul Jobs Act come minoranza Pd avete votato contro alla Camera ma avete votato la fiducia al Senato. Non pensate che sia un po’ come se il Brasile si schierasse con il catenaccio?

Al fondo sarebbe una difesa a tutele crescenti.

Salvini ha presentato la sua lista elettorale per il Sud. Noi pensiamo che avrà la stessa credibilità di un Totti capitano della Lazio. Qual è il suo giudizio?

Intanto si vede che non siete della Capitale perché non si dice “un” Totti. E su Salvini farei meno ironia. Purtroppo.

Qual è il suo rapporto col calcio? Il ricordo al quale è più legato? E qual era il rapporto tra la FGCI ed il calcio, a parte il biliardino ovviamente?

Oggi distaccato. 2 febbraio 1992, Cagliari-Milan al Sant’Elia. Era il Milan di Capello e del trittico olandese. Primo tempo uno a zero per il Cagliari con gol di Bisoli. Ripresa e in 25 minuti Van Basten ne fa tre. Il quarto gol fu di Massaro. Quattro giorni dopo nasceva Sara, ma questa è un’altra storia. L’acronimo a lettere invertite con la Federazione.

Quando Gennaro Migliore si è detto emozionato per aver preso la tessera del Pd, non ha pensato anche lei che sembrava come Ibrahimovic, che annuncia come squadra del cuore ogni club col quale ha appena firmato un contratto?

No, fino a prova contraria credo nella sincerità delle persone.

Il calcio moderno si è ridotto a troppi schemi, la politica moderna a troppe poche parole. Pensa ci sia ancora spazio per gli ideali, e anche per un po’ di epos, nella nostra società?

Sì. E se leggete Giuda di Amos Oz ve ne convincerete anche voi.

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