Note tattiche per il Quirinale

La formazione proposta da Bruno Vespa a Porta a Porta per il Quirinale ci mette nelle condizioni di analizzare l’approccio che i media mainstream stanno usando per la partita decisiva. Ad esempio, possiamo notare come dietro un’apparente attitudine aggressiva, grazie a un 4-3-3 che farebbe pensare a una squadra in grado di prendere possesso del campo e sfruttare la sua supremazio tecnica, la formazione di Vespa soffre di una sindrome che, per comodità, definiremo venturismo, in onore del tecnico del Torino Giampiero Ventura. Il ligure – che avremmo visto bene in una rosa di papabili per le sorprese dell’ultimo minuto, in quanto nome capace di unire a destra come a sinistra in virtù del suo gioco attendista e del suo palleggio lento e moderato – è solito schierare giocatori fuori ruolo, re-inventandoli, trasformandoli, in pieno spirito da Prima Repubblica. Dal #cambiaverso al #cambiaruolo. Inoltre, il suo gioco è solo apparentemente schierato in avanti, poiché si basa tutto sul palleggio ‘arretrato’, sfruttando la capacità del portiere e dei difensori centrali. Così facendo, si mostra una formazione attendista, che offre delle chiare interpretazioni. Insomma, da questa formazione la RAI ha preso posizione. Vediamo come.

formazione portaaporta

 

In porta, Giuliano Amato, è perfetto. Prima di tutto sappiamo che quello del portiere è il ruolo più delicato. Ci hanno scritto poche canzoni, ma si tratta del perno di tutta la formazione. Qual era il punto debole del Barcelona di Guardiola? Victor Valdes. Ecco, Giuliano Amato ha l’olimpica calma dei forti, una freddezza quasi teutonica, in linea con la nuova egemonia calcistica di Manuel Neuer. È dotato di carisma e reputazione internazionale, dote fondamentale per leggere le partite di coppa e trovarsi pronti a custodire le istituzioni al tempo dei summit tra grandi del mondo. Con lui in porta la squadra è al sicuro.

 

La coppia dei centrali difensivi presenta qualche problema. Romano Prodi e Piero Fassino. Questo è il primo tentativo di Vespa di mettere in difficoltà – e quindi bruciare – i due candidati favoriti ai nastri di partenza. Sappiamo che chi entra Papa esce Cardinale, ma così è troppo. L’ex premier e l’ex segretario dei DS sono inadatti al ruolo di custodi della difesa. Il professore, ad esempio, ha la fondamentale dote di ‘rallentare il gioco’ e di fare in modo che tutti seguano il suo diktat (salvo teste calde in grado di rompere lo spogliatoio, e infatti usciti dalla rosa). È l’Andrea Pirlo della politica, e la sua posizione naturale è in cabina regia. Certo, molti registi arretrano la posizione col passare degli anni e le recenti affermazioni di David Luiz ci fanno capire che è sempre più fondamentale un centrale coi piedi buoni, ma siamo sicuri che il suo tempo non è ancora scaduto. Piero Fassino, invece, con quella sua calma nervosa, capace di improvvisi scatti d’ira e improvvisi cambi di direzione, sarebbe stato più adatto come attaccante esterno. Inoltre, è dotato di una reputazione internazionale importante che gli garantisce ancora una buona valutazione di partenza.

 

Mettere sulle fasce Pier Carlo Padoan e Sergio Mattarella fa capire come l’idea di calcio di Vespa non passi dalle traversie laterali. Il che non spiega il suo scegliere il 4-3-3. Il ministro dell’Economia avrebbe visto più affine il ruolo da mezzala. Il discreto lavoratore, il centrocampista box-to-box che fa un sacco di lavoro oscuro per rendere fattibile l’estro del presidente del consiglio. Analizzando la questione dal punto di vista tattico, possiamo dire che il suo gioco di contenimento non si confà perfettamente alle logiche del calcio moderno. Ha l’autorità di Facchetti, leader silenzioso riconosciuto da tutti. L’autore della legge elettorale, invece, rappresenta il classico giocatore ‘di culto’, messo lì per essere commentato su Facebook dai nostalgici degli anni Settanta, dai tifosi del Parma e del Torino. All’asta del fantacalcio i compagni renziani alzano il prezzo perché sanno che il povero civatiano lo comprerà spendendo tutto perché al cuore non si comanda, e il fantacalcio è il più crudele dei giochi. In tal senso, pensiamo che il suo ruolo qui sia passare la palla più avanti. Forse l’unico veramente nel suo ruolo.

 

La regia di Roberta Pinotti è un buco nell’acqua, e qui Vespa dimostra tutto il suo timore come allenatore. Per lei parla l’approccio ministeriale e il fatto di essere entrata subito nel cono d’ombra. Questo suggerisce un gioco avviluppato. Non è stata in grado di prendere in mano la squadra e imporre il suo gioco, probabilmente molto più aggressivo e in linea con le richieste di Matteo Renzi. Certo, l’infortunio di Emma Bonino ha mischiato molte carte, ma Vespa ha scelto delle combinazioni che potrebbero sortire l’effetto contrario. Meglio, invece, la disposizione di Anna Finocchiaro e Paolo Gentiloni. L’attuale ministro degli esteri, rinvigorito dalla recente affermazione internazionale, si prende la fascia destra – ehm… – con autorevolezza e gioca la partita da protagonista. Purtroppo, però, chi comincia il campionato con prestazioni fenomenali dopo mesi di relativo anonimato, potrebbe rischiare sulla lunga distanza un calo vigoroso. Sembra avere lo scatto da centrometrista, mentre sappiamo che il Quirinale è una maratona. Vi ricordate Miloš Krasić dopo la tripletta contro il Cagliari? Anna Finocchiaro, invece, funziona da cerniera sulla fascia sinistra, portando un po’ della sua esperienza in un ruolo molto sottovalutato. Il suo dialogo costante tra regia e attacco potrebbe essere una spina nel fianco, soprattutto per le valutazione di fine anno, quando si tratterà di andare in Nazionale. Il suo lavoro sporco è sempre stato molto apprezzato, così come le sue incursioni in area. A metà tra Steven Gerrard e Stefano Mauri, ha dalla sua l’esperienza della ditta e la passione del privilegio. Potrebbe essere capace di cambi di gioco improvvisi utili alla causa delle larghe intese.

Anche per quanto riguarda l’attacco vediamo come Vespa stia sostanzialmente bluffando. La sua scelta l’ha già fatta. Una partita in difesa. Pierferdinando Casini sull’ala sinistra non riesce mai a superare la soglia di sbarramento. Arrivato agli ultimi giri da protagonista, riesce comunque a strappare contratti importanti nelle squadre che vincono. Un po’ come Santiago Solari nell’Inter di Mancini. Un po’ difensore, un po’ centrocampista, un po’ attaccante esterno. Alla fine non è mai stato niente di tutto questo, eppure veniva dal Real Madrid. Non a caso, i blancos. Sabino Cassese come ala destra, invece, è una scelta di pura estetica. Il suo richiamo all’unità nazionale, il suo legame con Carlo Azeglio Ciampi, il suo background costituzionalista lo rende inefficace nel ruolo di seconda punta. Troppo poco estro e poca propensione alla fantasia. Qui Vespa gioca molto sporco, bruciando subito l’autorità di un vecchio campione in un ruolo non suo, ad uso e consumo del suo personale infotainment. Va però sottolineato come due portatori d’acqua di tal fatta possano essere utili a far emergere Walter Veltroni. Il più grande narratore della storia della sinistra si presenta ai nastri di partenza col pedigree da fuori classe, la leggenda di un Osvaldo Soriano e il talento nel dribbling fine a sé stesso di Gigi Lentini. La sua storica inconcludenza è quello che l’ha reso, in fondo, un personaggio centrale nel grande racconto del centro-sinistra. Cavallo di razza purissima, non è mai riuscito a mettere il suo talento al servizio della squadra. Spesso isolato da gioco, non ha giocato al meglio le sue carte dopo qualche stagione da protagonista, dove è andato costantemente in doppia cifra. I nuovi sponsor gli hanno costruito addosso un’immagine ‘costituente’. Basterà per un ultimo colpo di coda? Più Batistuta alla Roma o all’Inter?

La formazione di Bruno Vespa punta a non vincere la partita, ma aspettare di vedere come va. Chiudendosi in difesa, sperando che la regia di Pinotti non sia troppo appannata e che, soprattutto, Romano Prodi e Piero Fassino facciano il loro ottimo lavoro, proteggendo la porta e evitando di prendere gol. Per dirla in altre parole, Bruno Vespa vuole eleggere il presidente della repubblica alla quarta votazione, bruciando prima uno tra Veltroni e Pinotti, poi sfibrando la discussione tra Prodi e Fassino per far salire, infine, al colle più alto e ambito, Giuliano Amato.

Buone quirinarie a tutti.

 

Ps. Qui per votare alle Quirinarie di #volevoilrigore

 

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