L’onorevole nel pallone – Intervista a Stefano Esposito

Quando la palla rotola sul prato verde lo schieramento politico non conta. Quando l’arbitro fischia l’inizio della partita, destra e sinistra sono solo le due fasce di gioco. Quando la tua squadra del cuore gioca un match importante non c’è Patto del Nazareno che tenga.

Il nostro ospite in questa puntata de “L’onorevole nel pallone” è il parlamentare del Pd, Stefano Esposito, al centro delle polemiche politiche di queste ore per quello che sta facendo e dicendo, dentro e fuori l’Aula. Noi di #volevoilrigore non potevamo esimerci dall’intervistarlo, senza censure e senza rete, in campo aperto.

Cosa ne pensa del sindaco di Torino, Piero Fassino, che si è opposto all’idea di dare la cittadinanza onoraria ad Alessandro Del Piero?

Una scelta sbagliata di cui mi sfugge la ratio, comunque capire Fassino non è mai semplice.

Ha mai pensato, anche solo per un attimo, di chiudere gli avversari politici in uno spogliatoio?

No li preferisco in libertà per potermi confrontare anche duramente faccia a faccia.

Chi è il Luciano Moggi della politica italiana?

Non esiste, Moggi è un fenomeno unico.

Sempre su Moggi, Agnelli disse: “È stato una parte importante per la storia della Juve. Si può perdonare”. Ecco, potrebbe farlo anche lei con Chiara Geloni?

Non devo perdonarla, non mi ha mai offeso, anche se a volte dice delle boiate pazzesche.

Ha già chiesto scusa per aver chiamato i suoi colleghi “parassiti”, vuol esprimere meglio la sua posizione?

In questi ultimi giorni, dopo una mia intervista a Repubblica, si è parlato molto del termine parassita, da me utilizzato. Visto che ognuno utilizza quanto da me detto dando interpretazioni più o meno strumentali, cercherò di spiegare cosa intendo quando imputo a Civati e Fassina di essere dei parassiti politici.
Se un dirigente del Pd passa il proprio tempo a definire il suo partito di destra, ad imputare al segretario e Presidente del Consiglio le peggiori nefandezze politiche, a seminare sospetti più o meno gravi su chi sostiene l’azione del governo, ad annunciare un giorno sì ed un giorno no che intende andarsene – ovviamente senza farlo -, lavora in modo palese per costruire un’alternativa alla linea politica definita negli organismi dirigenti del Pd; costui ritiene, evidentemente, che quel partito sia ormai lontanissimo dal proprio sentire politico e ideale.
La domanda che mi sorge spontanea è: perché continuare a starci? Evidentemente, questa la mia opinione, parlare malissimo del Pd ma continuare a starci dentro garantisce visibilità politica e pubblica. Questo modo di agire per me è una forma di parassitismo politico. Usare questo termine è un’offesa? No, semplicemente rende bene l’idea di quale sia la mia opinione su questo modo di agire politico. A coloro che si indignano, dico che se io mi comportassi come loro mi definirei un parassita politico. Il dissenso politico è una cosa alta e da difendere, quello che ho descritto il queste righe non appartiene alla categoria.

Come l’ha presa quando su La Repubblica l’hanno definita “renziano doc”?

I giornali esistono per dare etichette, francamente non ho tempo da perdere per rincorrerli, ma se domani diranno pure che sono della Fiorentina allora mi incazzo.

Facciamo un gioco, paragoni una persona del mondo del calcio ai seguenti politici: Pippo Civati, Gianni Cuperlo, Matteo Orfini, Matteo Renzi.

Civati = Osvaldo, Cuperlo = Socrates, Orfini = Conte, Renzi = Ronaldo.

Preferisce la Juve di Capello o quella di Conte?

Capello.

Lei è per il catenaccio e contropiede o per il possesso palla?

Catenaccio e contropiede.

Non pensa che nel calcio, come anche per la politica, ci sia sempre meno spazio per la fantasia e la tecnica, e sempre di più per la tattica e la corsa?

Purtroppo sì, soltanto che in politica significa che siamo pieni di burocrati o di ronzini e non mi sottraggo dal giudizio.

Lei richiama sempre la fedeltà alla ditta, ritiene che la Juve avrebbe dovuto premiare quella di Del Piero non lasciandolo andar via?

Darlo via è stata una scelta da veri pezzenti.

Che ne pensa di un Presidente della Repubblica juventino? In quel caso ci sarebbero Bersani, Veltroni e Fassino.

Sarebbe cosa buona e giusta per il Paese. Io direi Bersani.

Noi di volevoilrigore ogni settimana diamo i voti col nostro Pagellone, ora lei ne dia uno alla presidenza Napolitano, alla segreteria Renzi e al mandato da sindaco di Fassino.

Napolitano 9 e Renzi 7; su Fassino preferisco sorvolare, la ditta ne soffrirebbe.

Lei ha fatto e sta facendo diverse battaglie, non le dispiacerebbe essere ricordato solo per il super-canguro?

Onestamente spero di essere dimenticato, non ho bisogno di esserlo. Vorrei essere guardato nel presente.

Chi è lo Zeman della politica italiana?

Pier Luigi Bersani.

Com’è possibile che nonostante il patto del Nazareno, Milan e Fiorentina non sembrano ingranare in campionato?

Il calcio è una cosa seria, quindi…

Qual è il suo più bel ricordo legato al calcio?

Uno dei miei pochi gol da difensore in un torneo parrocchiale, segnato di stinco a partita finita.

Suo figlio torna a casa e le fa una confessione amara. Preferisce che le dica di essere un tifoso del Torino o di essere un civatiano?

Tifoso del Toro.

E in conclusione il gioco de “LaTorre”. Chi butterebbe giù: Matteo Renzi o Sergio Chiamparino; Antonio Conte o Marcello Lippi; Michel Platini o Alessandro Del Piero.

Renzi e Conte. Tra Platini e Del Piero nessuno dei due, sono grandissimi e non me lo potete chiedere.

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