Il Pagellone (20a Giornata)

Oggi é la Giornata della memoria. Potremmo schierarci dalla parte della retorica, oppure scegliere la controparte della polemica. L’unica cosa che ci sentiamo di scrivere é che oggi ricordiamo, da domani torneremo a lottare affinché non accada mai più.
Perché noi siamo ebrei nei campi di concentramento, palestinesi sotto le bombe, indiani d’America trucidati, armeni e curdi e sterminati. Noi siamo zingari, omosessuali, testimoni di Geova, cristiani in Nigeria, buddhisti in Tibet, mussulmani su di una carretta del mare. Noi siamo quelli che le minoranze violente e le maggioranze indifferenti hanno condannato e condannano a morte in nome dell’odio e della paura. Siamo tutti loro, loro che oggi ricordiamo, loro per cui domani ci impegneremo; con le nostre armi: l’ironia, la cultura, la speranza. 

 

Luca Rinaldi, voto 1: il sovraintendente ai beni culturali di Torino ha definito “baraccone” Il carro ferroviario piombato, che serviva a portare I prigionieri nei campi di concentramento, esposto in piazza castello a Torino. Ha poi aggiunto che rovina il valore estetico della piazza. Crediamo che le sue parole siano il miglior esempio per far capire a tutti quanto sia importante la memoria, che prescinde dal valore estetico. Quel vagone ferroviario lo visiteremo e invitiamo tutti i Torinesi ad andarci. La memoria è un diritto!

 

Philippe Mexés, voto 2: il voto è una media tra l’aggressione a Mauri e la partita giocata. Il voto più basso ovviamente è per come ha giocato.

 

Laura Bottici, voto 2: scrive in polemica con i 9 Cinquestelle fuoriusciti che sono incoerenti in quanto “non sono stati scelti dai cittadini ma da Beppe Grillo”. Ci pare ci sia un po’ di confusione tra i pentastellati, soprattutto per quanto riguarda la lettura della Costituzione. Un po’ come se l’allenatore della nazionale non conoscesse la regola del fuorigioco.

 

Bundesbank, voto 3: alla vittoria di Tsipras si affrettano a dichiarare “rispettate gli impegni”. Da Atene si è sentita chiara la risposta: SUCA!

 

George Papandreu, voto 3: l’ex premier greco è passato dal 40% al 4%, una fine cosi ingloriosa non è toccata nemmeno a Monti.

 

Tavecchio, voto 3: ci andiamo a parlare noi con Lotito, basta che ti dia il permesso di dare il via alla Goal line technology.

 

Renato Brunetta, voto 3: anche se Berlusconi ti ha messo in castigo, la stima per te è solidissima.

 

Riccardo Montolivo, voto 3: Klose sta ancora ringraziando per l’assist stupendo di Montolivo, grazie a lui la Lazio giocava in 12, Pioli ne vorrebbe ogni domenica di giocatori cosi.

 

Giuseppe Civati, voto 3: nel giorno della vittoria di Tsipras, Pippo lancia con #Prodemos la candidatura al Quirinale di Prodi, poi ci si chiede perché Tsipras vuole allearsi con Renzi?

 

Nichi Vendola, voto 4: “come in Grecia, bisogna costruire una sinistra che batta Renzi” afferma entusiasta Nichi. ” Io come Matteo, cambierò verso all’Europa” dichiara Tsipras. D’OH!

 

Roberto Mancini, voto 4: a Stadio Sprint dichiara che l’Inter centrerà la Champions, non sa come ma ce la farà. Infermieraaaaaa

 

Beppe Grillo, voto 4: Prima della “notte dell’onestà” afferma che un napoletano può essere onesto solo grazie ad una mutazione genetica. Pur avendone nominati due nel direttorio. Sappiamo che voleva solo fare una battuta, ma oramai non sappiamo se sia peggiore come comico o come politico. In ogni caso gli manca solo la felpa con su scritto “Casaleggio” e poi é identico a Salvini.

 

Romano Prodi, voto 4: ormai i suoi ritiri dalla politica hanno superato per numero i figli di Delrio, i gol sbagliati da Icardi in questo campionato e le espulsioni di Grillo. L’endorsement esplicito di Civati ha affossato ogni possibilità del professore.

 

Mateo Kovacic, voto 4: la sua è stata la prestazione simbolo della partita dell’Inter contro il Torino. Svogliato, impreciso.

 

Sel, voto 4: per vedere i dirigenti festeggiare bisogna andare a scovarli in Grecia. Un po’ come i calciatori che non vincono in Italia e vanno a vincere gli scudetti in Cina.

 

Filippo Inzaghi, voto 4: passare il turno in Coppa Italia, scrivono i quotidiani calcistici, potrebbe essere la sua ultima possibilità per non essere esonerato. Sì, la Coppa Italia. Un po’ come se Berlusconi per verificare se Alfano avesse il quid gli avesse chiesto di vincere almeno le elezioni amministrative a Busnago e Pollena Trocchia. In ogni caso sappiamo tutti com’è andata a finire.

 

Arbitri, voto 5: noi gli siamo vicini, perché siamo sempre dalla parte dei più deboli e perché siamo luddisticamente contrari alla tecnologia in campo. Ma, ci duole dirlo, ultimamente sembrano Pina Picierno: non ne azzeccano una.

 

Roma, voto 5: il violino di Garcia pare essersi scordato, così come i tifosi giallorossi, l’ultima vittoria della loro squadra.

 

Giuditta Pini e Pierluigi Bersani, voto 5: lo scambio di lettere, di veltroniana memoria, da loro due proprio non ce lo aspettavamo. Andate al bar, prendetevi una birra e soprattutto lasciatene altre 7-8 già pagate. Intestate alla redazione di #Volevoilrigore, ovviamente.

 

Gianfranco Fini, voto 6: nessuno ha pensato a lui come Presidente della Repubblica. Noi, per sicurezza, lo nominiamo. Ovviamente assieme a quello che consideriamo il candidato favorito: Walter Veltroni.

 

Anna Finocchiaro, voto 6: le caratteristiche per diventare presidente della repubblica le avrebbe tutte, Renzi anche ha detto che sarebbe l’ora di una donna al Quirinale, ma proprio per questo temiamo che non sarà lei a succedere a Napolitano.

 

Piero Fassino, voto 6: per fortuna il discorso di fine anno si tiene in italiano e non in inglese, altrimenti sarebbe stato un bel modo comico di iniziare il cenone di capodanno, per il resto il lungo al colle più alto di Roma potrebbe essere qualcosa di più che una semplice invenzione giornalistica, vedremo chi proverà a bruciarlo.

 

Pier Carlo Padoan, voto 6: l’uomo di Napolitano nel governo pare che sia tra I favoriti alla successione di Re Giorgio. In effetti, è un po’ come sostituire Del Piero con Giovinco.

 

Chiara Geloni, voto 6: l’elezione del Presidente della Repubblica si avvicina. Ora aspettiamo il sequel di Giorni Bugiardi, l’house of cards italiano.

 

99 Posse, voto 7: si schierano contro Casa Pound e il silenzio delle istituzioni sul pericoloso riorganizzarsi dei fascisti del terzo millennio. A Cremona, dove era previsto un loro concerto in solidarietà a Emilio, l’attivista ferito da una vile aggressione squadrista, viene proibito loro di esibirsi. Adducendo come scusa il presunto pensiero estremista del gruppo guidato da Luca Persico. Nel silenzio complice di molti media e della società civile. È proprio vero: un giorno tutti #jesuischarlie, l’altro tutti pronti a censurare.

 

Giorgio Squinzi, voto 7: blinda Simone Zaza per il suo Sassuolo, così come ha blindato il Jobs Act per la sua Confindustria. Nemmeno Silvio Berlusconi ai bei tempi aveva siglato una simile doppietta.

 

Stephan El Shaarawy, voto 7: infortunio grave e campionato compromesso. Il voto alto vale come in bocca al lupo. Ma non possiamo esimerci dal dire, che le sue ultime apparizioni in campo meritevoli di sufficienza, erano state quelle rilevate durante le riprese di una nota marca di biscotti. Un po’ come Roberto Speranza.

 

Antonio Cassano, voto 7: “Vado via perché sono stanco di essere preso in giro. Sono mesi che dicono che vogliono cambiare, ma non succede mai nulla”. Fantantonio sembra un deputato fuoriuscito dal M5S.

 

Matteo Renzi, voto 7: sta evidentemente trollando tutti, giornalisti, opinionisti, professionisti della tartina, a lui vengono attribuiti almeno un migliaio d’idee su chi sia il suo candidato per il Quirinale. Ma ogni giorno lancia un nuovo indizio e il gioco ricomincia tutto da capo.

 

Walter Veltroni, voto 7: come l’Atalanta di Mondonico, il Ualter nazionale se ne sta chiuso in difesa aspettando il momento giusto per partire in contropiede verso la Presidenza della Repubblica.

 

Stefano Rodotà, voto 7: solidarietà per il candidato per eccellenza della società civile che viene bocciato dai lettori del Fatto quotidiano. Gli preferiscono Magalli. Nulla di nuovo, anche Hodgson preferì Pistone a Roberto Carlos.

 

Stefano Esposito, voto 7: favorevole alla Tav, amico di Moggi, inventore del “canguro”. Oggi scrive a Grillo: “Caro Beppe vai a zappare la vigna”. Lo ammettiamo: noi siamo dadaisti, ma lui é uscito direttamente da una commedia scritta da Aldo Biscardi.

 

Emiliano Moretti, voto 7,5: il suo gol al 94° regala al Toro una vittoria attesa da 27 anni.

 

Massimo Ferrero, voto 8: grande presidente, altro che filippini, con Etó hai trovato il tuo Django. Libera il calcio italiano.  Adesso ti manca solo di convincere Ilaria D’Amico a venire a Ostia con te. Idolo!

 

Andrea Stramaccioni, voto 8: guarda dall’alto l’Inter dopo la vittoria dell’Udinese contro l’Empoli, del resto è possibile quando in attacco si ha Di Natale invece di Osvaldo.

 

Mara Mucci, voto 8: l’oramai ex deputata dei 5 Stelle, assieme ad altri 8, in una conferenza stampa denuncia con coraggio le storture perpetuate del duo Grillo&Casaleggio. E afferma che fare politica significa provare a risolvere i problemi, non abbaiare alla luna. Un atto di responsabilità e di coerenza che ci ricorda alcuni nostri epici punti di riferimento: Di Livio, Gattuso, Crippa. Anche così si vincono scudetti, coppe e mondiali.

 

Gonzalo Higuain, voto 8: segna due gol, corre e combatte su ogni pallone. Un vero condottiero. É lui il candidato unico per far saltare le primarie PD in Campania. Cozzolino e De Luca sono avvertiti.

 

Claudio Cerasa, voto 8: a breve diventerà il più giovane direttore di un quotidiano italiano. Complimenti e in bocca al lupo.

 

Mario Draghi, voto 8: all’arroganza della Merkel e alla lentezza di Junker, finalmente, decide di usare il bazooka per provare a salvare l’Europa. I falchi rigoristi non voleranno più per un po’.

 

Franco Vasquez, voto 8,5: insieme a Dybala, forma la coppia d’attacco migliore di questo campionato. Rivelazione.

 

Alexis Tsipras, voto 9: come si suol dire vince e convince. Ora però c’è un problema: chi spiega a Vendola, Civati, Fassina, Ferrero che il leader greco, forma il governo con la destra di Kammenos e vuole creare in Europa un’alleanza con Renzi?

 

Andreas Seppi, voto 9: per battere il numero uno del tennis Roger Federer, ci vuole solo una partita perfetta e Andreas fa anche di più. Se avesse vinto agli ottavi gli avremmo messo 10.

 

Paul Pogba, voto 9: abbiamo terminato gli aggettivi per l’asso francese. A questo punto lo sceicco Mansur sarà pronto a vendersi qualche pozzo di petrolio. Altro che le cene di finanziamento di Renzi e del PD.

 

Giancarlo Magalli, voto 9: il candidato alla Presidenza della repubblica della rete ci crede, ora ha anche un blog su l’espresso e rilascia interviste da candidato in pectore. Noi però scommettiamo che alla fine durante i vari scrutini usciranno più voti per Maradona che per Magalli.

 

Mason Plumlee, voto 9: il centro dei Brooklyn Nets, direttamente dall’Nba, racconta che all’università ha scelto di studiare la lingua di Dante per poter meglio abbordare le donne italiche. Non abbiamo nulla da aggiungere, se non immaginarlo a cena col Cavaliere e Bobo Vieri.

 

Silvio Berlusconi, voto 9: ritornato centrale nella politica italiana, sta raccogliendo sempre più applausi a sinistra, infatti, la modernizzazione del Paese, che passa dalla riforma costituzionale alla legge elettorale, dipendono da lui e dai suoi senatori. Dà ceffoni a Fitto e riceve applausi dalla maggioranza del PD che ha trovato in lui un alleato affidabile, anche quando Forza Italia vota contro. Sarebbe stato un 10 se il Milan non gli desse cosi tante grane, ma finché non conosceremo il patto del Nazareno non potremmo mai capire se anche quella è una clausola stabilita da Renzi.

 

Kobane, voto 10 e Lode: i combattenti curdi conquistano la collina che domina la piana e infieriscono un duro colpo, quasi definitivo, alle armate nere dell’Isis. Il voto fa media con lo 0 che diamo al silenzio della comunità internazionale, dall’Onu all’Europa.

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