Il Pagellone (21a Giornata)

Diretta streaming, s.v.: AAA cercasi disperatamente la diretta streaming della riunione dei parlamentari 5Stelle prima della quarta votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica. Chi ha deciso (e perché) che la rete non dovesse esprimersi su Sergio Mattarella? La schizofrenia della linea politica del movimento di Grillo ci ricorda le campagne acquisti del primo Moratti: ineffabili.

Giustizia, voto 1: Gilberto Caldarozzi, ex capo dello SCO condannato a 3 anni e 8 mesi per i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova, è stato assunto come consulente dalla più importante azienda di Stato: Finmeccanica. A capo della quale, ovviamente, c’è Giovanni De Gennaro, che non ha bisogno di presentazioni. Lo Stato che si auto-assolve, e che lascia il dubbio che il silenzio e l’omertà vengano ripagati a suon di promozioni e consulenze, è uno Stato che non ci piace, perché rinnega la Giustizia, rinnega la Verità, rinnega se stesso.

Matteo Salvini, voto 1: “Mattarella non è il mio Presidente”. Con questo commento il padano Matteo balza in testa nella classifica dei “Bimbominkia 2015”.

Giancarlo Magalli, voto 1: come il suo voto durante l’elezione del Presidente della Repubblica. Un conto è l’amicizia, un’altra è la confidenza, si dice da qualche parte nel Sud Italia. E il padrone di casa de I fatti vostri a un certo punto ci è sembrato prendersi troppo sul serio, senza capire che è stato usato come simbolo sì, ma di un gioco. E per di più, per prendere in giro Il Fatto Quotidiano. La politica fa molti errori, ma non crediamo che possa prendere anche lezioni da Magalli. In ogni caso: ¡Que Viva Gianni Morandi!

Mario Adinolfi, voto 2: d’incoraggiamento. Nei nostri cuori sta lentamente scalzando il mitico Renatino Brunetta. È un po’ il Mazzarri del giornalismo italiano: un continuo lamento, convinzioni irrinunciabili nonostante i pessimi risultati, eternamente sopravvalutato, costantemente in antipatia a tutti i tifosi, quelli delle squadre avversarie e della propria.

Alessandra Moretti, voto 2: sarà forse per colpa del silenzio imposto dalla vicenda Quirinale, ma è un po’ di tempo che la nostra Ladylike preferita non ci consegna perle che ne confermino la fama. Alessandra, ti imploriamo: il paese ha bisogno di te, e anche noi. Ci stai rallentando la produzione, come la Fiom a una catena di montaggio, come Donadel titolare a centrocampo.

Maurizio Lupi, voto 2: se il Nuovo Centrodestra ha affrontato la salita al colle con la stessa intelligenza con cui il ministro permette lo sfratto di migliaia di famiglie, capiamo perché il partito di Angelino Alfano rischia di sparire.

Andrea Scanzi, voto 2,5: non “azzecca” una previsione sulla vicenda del Quirinale. Così come Travaglio. Anziché dire “ho sbagliato” produce un tweet volgare e sessista contro Renzi e il nuovo PdR. Una caduta di stile rocambolesca per il novello aspirante moralizzatore del Paese. Sobrio come un colpo di karate di Ibrahimovic, uno sputo di Totti, un’entrata da dietro di Materazzi.

Carlo Tavecchio, voto 3: Thuram è convinto che in Francia o negli USA Tavecchio non potrebbe fare il presidente. Avvertite Lilian che neanche qui Tavecchio fa il Presidente. Citofonare Lotito.

Angelino Alfano, voto 3: fosse nato sotto Caligola, l’imperatore di sicuro l’avrebbe nominato senatore insieme al suo cavallo. Gli avrebbe votato qualsiasi cosa e non avrebbe nemmeno avuto bisogno della biada per convincerlo.

Roberto Mancini, voto 3: non ne “azzecca” una. Fa partire in panchina Icardi, sostituisce Vidic e non Donkor che poi provoca il rigore del 3-1 e viene espulso. A fine gara afferma pure che la sua squadra ha giocato bene. È proprio il Verdini del calcio italiano.

Renato Brunetta, voto 3: con la solita stima. Avvalorata dall’essere stato fiero oppositore del “Patto Nazareno”, per poi cambiare idea e difenderlo solo un minuto prima che Renzi tirasse il pacco del secolo a Berlusconi. Profetico, quasi come i titoli sul calciomercato della Juventus di Tuttosport.

Sinisa Mihajlovic, voto 4: per la cessione di Gabbiadini, il presidente gli acquista Muriel e Eto’o. Prende cinque schiaffoni dal Torino e afferma che la squadra si è indebolita. Il coraggio a Mister Sinisa non gli manca certo, ma neanche la faccia tosta.

Mauro Icardi, voto 4: litiga anche con i tifosi. Adesso gli manca solo la polemica con Bergoglio e Barbara D’Urso e poi è ufficialmente la Daniela Santanchè del calcio italiano.

Danilo Cataldi, voto 4: il suo autogol va direttamente nella classica dei gollonzi del secolo. Lo sappiamo, siamo cattivi a infierire, ma pensate a cosa stanno pensando i tifosi laziali sul giovane aquilotto. Ecco, siamo stati fin troppo buoni.

Calciomercato, voto 4: lo scambio Matri-Borriello tra Genova e Juventus ci entusiasma quanto lo scambio Sacconi-Formigoni tra NCD e Forza Italia.

Rudi Garcia, voto 4: se continua così più che come il nuovo Guardiola verrà ricordato come il Mario Monti della politica italiana. Cori entusiasti all’inizio, solo il pareggio (di bilancio) alla fine.

Sergio Marchionne, voto 4,5: l’oro di Pomigliano non luccica più. Lo sappiamo, tutti stanno applaudendo dopo l’annuncio delle 1000 nuove assunzioni a Melfi. Nel frattempo dei quasi 5mila operai napoletani, 300 sono ancora rinchiusi nel reparto ghetto di Nola; e dei circa 4.500 operai riassorbiti in FCA Italy, da un anno in contratto di solidarietà, solo 3mila lavorano a (quasi) pieno regime. Ai 1.500 che non sono nei reparti di produzione, i giorni di lavoro al mese garantiti, sono solo quattro. Se questa modernità e vi piace, a noi decisamente no.

Difesa dell’Atalanta, voto 5: l’attacco quest’anno per i bergamaschi è quello che è, se poi anche la difesa inizia a fare acqua da tutte le parti, c’è da preoccuparsi sul serio. Per fortuna c’è Pinilla.

Pippo Civati, voto 5: dopo il lancio dell’app “Tutto Civati” è tutto finito. La linea che divide una corrente politica da un fan club dei One Direction è sottile e forse in questo caso si è superata.

Gennaro Migliore, voto 5: l’uomo che giudicava di destra i DS ma che è entusiasta della Leopolda, continua a contribuire morettianamente alla telenovelas delle primarie del PD campano: mi si nota di più se mi candido, o se non mi candido, o se mi candido ma non voglio fare le primarie. D’altronde, un rifondarolo doc, sostenuto dai renziani contrari alle primarie e da pezzo del PD favorevole all’accordo con NCD non poteva che avere qualche problema di confusione tattica. È molto probabile che voglia scendere in campo con la Bi-zona, il 5-5-5, ma temiamo che, a differenza della Longobarda, alla fine non si salverà.

Genoa, voto 5: la squadra di Gasperini non sa più vincere. È pur vero che ormai subisce torti arbitrali ogni domenica, ma a dover giudicare il gioco espresso, con questo cinque in pagella stiamo facendo noi un torto al bel calcio.

Silvio Berlusconi, voto 5,5: si lamenta con i suoi amici di Cesano Boscone che un giovane toscano a Roma l’ha truffato. I vecchietti, dopo quattro giorni di questa litania petulante, scrivono al giudice per fargli ridurre la pena. Non lo sopportano più. Il giudice quasi imbarazzato risponde in maniera repentina e li accontenta: pena ridotta per Silvio. Ma la truffa del toscano però resta.

Ciprian Tatarusanu, voto 6: già si ritrova quel nome e quel cognome, poi subisce pure quel gollonzo. Solidarietà, tanta solidarietà.

Roberto Speranza, voto 6,5: non abbiamo ancora capito quale sia il suo ruolo in questo Pd e nella partita del Quirinale, ma lui la ricorderà per il bacio ricevuto dalla Boschi.

Pierluigi Bersani, voto 7- : con equilibrio e determinazione, contribuisce alla vittoria del PD ma non rinuncia a provare a imporre il suo modulo e stile di gioco. Il “meno” è per l’aver provato a intestarsi una vittoria che, comunque, ci sentiamo di dire, questa volta è davvero merito del Capitano.

New England Patriots, voto 7: vincono 28 a 24 uno dei Superbowl più belli degli ultimi anni. Sì, lo sappiamo: per noi amanti del calcio del secolo scorso commentare una partita di football americano è come assistere a una discussione su Twitter. Ma in nome della sobrietà di Katy Perry ci siamo sentiti autorizzati a fare un’eccezione alla regola.

Udinese, voto 7: la squadra friulana blocca la corazzata Juventus. Molti si potranno anche stupire, ma chi di noi ha venduto Bruno Fernandes per 40 milioni di euro al Barcellona a Football manager sa che la squadra di Stramaccioni ha molte potenzialità ancora inespresse, che alla lunga potrebbero fare la differenza. Il contrario di NcD, per capirci.

Tommaso Labate, voto 7: reggere i ritmi di Mentana é un’impresa per pochi, ma Tommaso é stato un po’ il Nicola Berti della #maratonaquirinale.

La locomotiva delle idee, voto 7: è scritto nel nostro statuto, meglio i campetti di periferia che gli stadi moderni con aria condizionata, riscaldamento, divieto di fumo e copertura in caso di pioggia. E allora un voto alto lo diamo ai compagni del PD di Pomigliano D’Arco, che promuovono una bellissima due giorni di confronto, di proposta, di politica. E che ogni giorno si fanno, con disciplina e allegria, esempio di cosa dovrebbe essere un partito. P.S.: sono anche l’unica città campana dove si tiene una Festa de L‘Unità degna di questo nome, degna e nome in tutti i sensi.

Jeremy Menez, voto 7,5: segna di nuovo, salva Inzaghi, fa uscire momentaneamente il Milan dal pantano. Finalmente Silvio Berlusconi ha trovato qualcuno col “quid”. Se lo avesse eletto segretario di Forza Italia al posto di Angelino Alfano forse la storia sarebbe andata diversamente.

Manolo Gabbiadini, voto 7,5: grazie a lui il Napoli porta a casa i tre punti contro la sua bestia nera Chievo Verona e si avvicina sempre più al secondo posto.  Decisivo. P.S.: Moscardelli chi?

Matteo Orfini, voto 8: ospite a “Otto e mezzo” con Scanzi e la Comi. Il giornalista de “Il fatto quotidiano” punzecchia i due politici affermando che la Comi e il presidente del Pd sembrano due fidanzatini. Pronta la replica della Comi: “Geloso?” Probabilmente Scanzi no, ma noi un po’invidiosi di Orfini in quel momento si.

Leo Messi, voto 8: la monotonia della perfezione. La pulce argentina segna il gol della definitiva rimonta del Barca contro il Villareal. Immenso.

Alessandra Sardoni, voto 8: la presidentessa dell’ordine dei giornalisti parlamentari è il vero eroe della #maratonaquirinale. Il freddo, i siparietti con Mentana, gli ospiti sedotti e abbandonati, la sua immane resistenza: ci ha ricordato il Gattuso dei bei tempi. Ci mancherà.

Fassino, D’Alema, Veltroni, voto 8: di stima. Molti di noi hanno militato nelle organizzazioni giovanili sia dei DS che del PD. Ce li ricordiamo a dirci: fate sentire la vostra voce, bussate più forte alle nostre porte. Noi non abbiamo trovato mai nemmeno il citofono, ma ci pare che Renzi alla porta abbia cambiato proprio la serratura. Lasciandoli fuori. A loro, come a Cassano e Del Piero, va la nostra più completa solidarietà.

Massimo Ferrero, voto 8: “Non sono figlio del cioccolato, sono un figlio delle stelle” come si fa a non volergli del bene? Idolo!

Alexis Tzipras, voto 8: i primi provvedimenti del nuovo governo greco sono nel segno della solidarietà e della crescita. E mentre Atene governa con saggezza, manda l’emulo di Leonida, un vero spartano in motocicletta, a discutere con la Troika. E nel frattempo arriva anche l’endorsment di Obama in un’intervista alla CNN. Insomma, Syriza potrebbe essere il Cagliari di Gigi Riva della nuova Europa. P.S.: voto 7 al coraggioso che ha votato Gigi Riva come PdR: altro che Sabelli Fioretti.

Matteo Renzi, voto 8: l’espressione “dare a Cesare quel che è di Cesare” trova in questo caso la sua migliore esplicazione. Certo, rimaniamo perplessi e spesso contrari a provvedimenti come il Jobs Act o la Riforma Costituzionale. Ma bisogna ammettere che con l’elezione del PdR, l’ex Sindaco di Firenze compie un capolavoro politico e si conferma un politico di razza, il vero erede dei fasti della Prima Repubblica. Tutti davano il PD a rischio scissione, e invece a spaccarsi sono NCD e Forza Italia, mentre i 5 stelle confermano la loro inutile marginalità e SEL apre a una fase nuova di confronto. Risultato più importante, viene eletta una personalità di alto spessore e profilo. Insomma, la Germania ci può pure stare antipatica, ma dinanzi al 7 a 1 al Brasile occorre togliersi il cappello e dire “touché”.

Totò Di Natale, voto 8: si fa ammonire per fallo di mano plateale nella metà campo juventina, inutilmente. Diffidato, salterà la prossima partita. Ci sono poche certezze nella vita: Angelino Alfano che cambia idea ogni dodici ore e Di Natale che le inventa tutte pur di non giocare contro il Napoli. Chissà se un giorno ci svelerà questo mistero. In ogni caso, voto alto per chi onora la maglia (per cui tifa).

Gregoire Defrel, voto 8: è l’uomo simbolo di questo Cesena. Scatenato, corre senza sosta e si avventa su tutti i palloni. Segna il gol della seconda vittoria consecutiva e la squadra romagnola torna seriamente a lottare per la salvezza.

Nicola Sansone, voto 8,5: Icardi, Palacio, Podolski, Shaquiri a guardare Nicola Sansone che realizza un gol spettacolare. Un po’ di orgoglio nazionale non fa mai male.

Enrico Mentana, voto 9: regge ritmi incredibili di diretta no-stop, commette qualche fallo di troppo ma picchia duro sugli avversari, sarebbe perfetto come mediano nella sua Inter. Ps: premio Stachanov della critica.

Fabio Quagliarella, voto 9: la punta granata segna tre volte alla Sampdoria nella goleada del Torino all’Olimpico. Che dire, è stato il week end degli “-ella”.

Corrado Passera, voto 9: annuncia la sua discesa in campo e presenta il suo partito, Italia Unica, il giorno dell’elezione del Presidente della Repubblica. Che è un po’ come sperare che la stampa dia notizia della finale del torneo amatoriale di calcio a cinque dello SPI di Roccafrittole, il giorno della finale dei mondiali. Il voto alto è per l’averci rincuorato e rassicurato sul fatto che non basta essere miliardari per far politica ed aspirare a vincere le elezioni. Per noi Passera è un po’ come Il Paris Saint Germain: potrà vincere il campionato in Francia, ma con i petroldollari non si può comprare la Champions League.

Paolo Cirino Pomicino, voto 9: “Renzi ormai ha una sola opposizione nel paese. È la realtà!” Un vero poeta.

Simone Bolelli e Fabio Fognini, voto 10: vittoria storica agli Australian Open per il doppio italiano. Dal Roland Garros del 1976 di Panatta, un italiano non vince uno Slam, ma ci accontentiamo alla grande anche del doppio. Du gustis è megl che one.

Francesco Guccini, voto 10: il cantautore vince le qualificazioni e le fasi finali del nostro sondaggio sul candidato per la Presidenza della Repubblica. Il circo mediatico però ha acceso i riflettori su altri candidati del web e il nostro eroe con la sobrietà e la classe che lo contraddistingue, sbaraglia tutti prendendo quattro voti nella terza chiama. È lui il Presidente di tutti noi.

Sergio Mattarella, voto 10: le prime parole da Presidente della Repubblica sono rivolte alla speranza e alle difficoltà dei concittadini. Poi rende omaggio alle vittime delle Fosse Ardeatine, rilasciando questo comunicato.  “L’alleanza tra Nazioni e popolo seppe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità, in Europa e nel mondo, saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore”. Una doppietta da giocatore di classe. Ha decisamente iniziato con il piede giusto. Auguri e buon lavoro Presidente!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...