Generatore automatico di minacce di scissione di Pippo Civati.


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Words1 = new Array("Me ne vado,","Passo a Sel,","Lascio il Pd,","Fondo il nuovo centrosinistra," );
Words2 = new Array("per colpa di Renzi","per colpa di Orfini","per colpa di Totti", "per colpa di Conte", "per colpa dell'arbitro", "per colpa di Pirlo", "per colpa della Camusso", "per colpa di Speranza", "per colpa di Richetti", "per colpa di Zanda", "per colpa di Landini", "per colpa di Sara Tommasi", "per colpa di Fassino", "per colpa di Raciti", "per colpa della Serracchiani", "per colpa di Pippo Baudo", "per colpa di Brunetta", "per colpa del figlio di Delrio", "per colpa della Boschi", "per colpa di Marino", "per colpa di Baldini", "per colpa della Pini");
Words3 = new Array("che ci impone l'austerità","che ha votato come Mineo", "che ha dimenticato come mi chiamassi", "che non ha pranzato con me", "che mi ha rubato l'orsacchiotto", "che sta diventando di destra", "che ha bevuto troppa birra con Monti", "che ha passato la serata con Salvini", "che ha abbracciato Alfano", "che ha confuso l'essere con l'avere", "che ha confuso il piacere con l'amore", "che non mi sogna più la notte", "che mangia tutta la mia lasagna alla bouvette", "che non mi vuole alle sue feste", "che non mi pensa mai", "che non mi fa giocare", "che al calcetto mi fa stare sempre in porta", "che non mi coccola più", "che non cambia le cose cambiandole", "che non studia le cose studiandole");

document.write(
'

“‘+
Words1[Math.floor((Math.random() * 100000) % Words1.length)] +
‘ ‘ +
Words2[Math.floor((Math.random() * 100000) % Words2.length)] +
‘ ‘ +
Words3[Math.floor((Math.random() * 100000) % Words3.length)] +
‘”. (Pippo Civati)

n’ );
–>

 

 

Fai refresh per un’altra minaccia di scissione.

Il Pagellone (3a Giornata)

moscaIl Pagellone, terza giornata:

Campionato spezzatino, voto 1: costringe la nostra redazione a lavorare sul serio. Cosa che aborriamo!

Squinzi, voto 1: il presidente di Confindustria, ci dice che il problema degli imprenditori é che non possono assumere una persona a vita. E noi che pensavamo che i problemi di chi fa impresa fossero la burocrazia, la corruzione, i costi dell’energia, la mancanza di infrastrutture, l’accesso al credito, la lentezza della giustizia civile, ecc… Del resto parliamo del capo di una corporazione di capitalisti straccioni, di cosa ci meravigliamo?

ISIS, voto 2: proclamano “Invaderemo Roma”. Sarà una coda sul raccordo anulare che li farà desistere definitivamente.

Ipocrisia italiana, voto 2: strano il paese nel quale – nonostante la libertà di espressione garantita dalla Costituzione – pare sia illegale indossare la maglietta “Speziale libero” (disdicevole, per carità) ma si può occupare un tribunale protestando contro una sentenza e qualche mese dopo essere nominati Ministro degli Interni? Parliamo di Angelino Alfano se non si fosse capito.

Renzi, voto 2: non ci interessa che voglia abolire l’articolo 18, nemmeno che non abbia mantenuto la promessa di pagare i debiti della pubblica amministrazione entro il 21 settembre, ma il fatto che non ci sia arrivata la sua lettera, é una chiara mancanza di rispetto nei nostri confronti.

Brunetta, voto 3: in questo periodo di riforma del lavoro, la stima per Renatino cresce sempre di più.

Tavecchio, voto 3: sarà per sempre il Presidente più stimato.

Thohir, voto 3: bisognerà spiegare al presidente interista che Mazzarri non é coperto dall’articolo 18. Ma anche se lo fosse, il suo licenziamento non sarebbe senza giusta causa.

Verdini, voto 3: il novello costituente colleziona un’altra iscrizione nel registro degli indagati. Tra poco faremo riscrivere la costituzione in outsourcing tra Regina Coeli e Rebibbia.

Vidic, voto 3: espulso all’esordio e assist per Vazquez nel posticipo contro il Palermo. A Milano deve essere arrivato un suo sosia.

Draghi, voto 4: quando volete leggere qualcosa di lapalissiano, prendete una sua intervista.

Michu, voto 4: in quest’anno, iniziato malissimo, i tifosi napoletani rivedono in lui una iattura alla Calderon.

Civati, voto 5: sparito, sembra un pò il Bazzani dei tempi peggiori, lui da una parte, il pallone da un’altra, lui si sbraccia ma i compagni sistematicamente lo ignorano.

Mario Gomez, voto 5: Della Valle sta seriamente pensando a scrivere a “chi l’ha visto?”

Koulibaly, voto 5: un pò come a scuola, il ragazzo è esuberante, s’impegna ma continua a fare errori da matita rossa.

Benitez, voto 5: effetto turn over, si cambia tutta la trequarti offensiva. Il Napoli continua a non segnare e prende gol ad ogni azione che subisce. Lo vedrà il film di Natale?

Sacconi, voto 7: grazie a Renzi, per i renziani, Sacconi é diventato il simbolo del progressismo. Contenti loro…

Pippo Baudo, voto 7: ci manca lui, ci manca la vecchia DC, ci manca il pallone di cuoio bianco e nero.

Florenzi, voto 7: siamo italiani, romanticoni e soprattutto mammoni. Il bacio alla nonna va premiato.

Marchisio, voto 7: il principino bianconero è il motore del centrocampo. Un inizio stagione a grandi livelli.

Garcia, voto 8: complimenti a mister Garcia… per la sua vita privata!

Ferrero, voto 8: suggeriamo alle trasmissioni sportive, un angolo a cura del Presidente della Sampdoria. Idolo!

Kovacic, voto 8: Mazzarri ha trovato il suo Hamsik (a Napoli invece vorrebbero ritrovarlo).

Allegri, voto 8: vincere a San Siro contro la tua ex squadra, allenando la Juve. Un pò come se Bersani fondasse un nuovo partito e battesse Renzi alle prossime elezioni. Nel primo caso parliamo di calcio, nel secondo di fantasia.

San Matteo, patrono di Salerno, voto 8: di solidarietà. Sindaco sceriffo, Vescovo, portatori, Curia, Assessori, Digos, preti, consiglieri comunali e prefetto litigano per stabilire il percorso della processione della statua del Santo. In pubblico, per quasi un’ora. Alla fine il corteo si sdoppia. In effetti, manco la spedizione azzurra ai mondiali in Sudafrica aveva fatto questa figurella.

Lampard, voto 10: ceduto in estate dal Chelsea, fa gol alla sua ex squadra, negando la vittoria agli uomini di Mourinho. Le bandiere conviene tenersele strette.

A pugno chiuso – Intervista a Paolo Sollier

Nella storia del calcio italiano ad un certo punto fa capolino un calciatore barbuto e con i capelli lunghi che prima di ogni partita faceva il saluto col pugno chiuso. Oggi Paolo Sollier, calciatore comunista, vive a Vercelli, tra le risaie, e ha voluto concedere un’intervista alla redazione di #Volevoilrigore. è così che il nostro inviato si è trovato a passare una mattinata di metà maggio a parlare di calcio e di politica, immersi tra libri, migliaia di vinili e con accanto la foto del Che che li osservava.
Paolo_Sollier

Cosa fa adesso Paolo Sollier?
Sono ancora allenatore, virtualmente, ma è il secondo anno che non ho proposte, inoltre collaboro con la nazionale scrittori e mi occupo, come posso, un pochino di politica.

Di politica non ha mai smesso di occuparsene?
La politica ha sempre fatto parte della mia vita, ma sempre fuori dagli schemi precostituiti. Mi sono trovato sempre ‘in opposizione’: adesso faccio parte dell’iniziativa della Lista Tsipras, che potrebbe essere il collante per unire la sinistra italiana in un momento dove il neoliberismo di destra e di sinistra, o meglio ‘delle due destre‘, come dice Revelli, impera. Continua a leggere

Intervista a L’Apparato

A poche ore dalle primarie del Pd, siamo riusciti tra mille peripezie a ricevere il dispaccio de L’Apparato che è impegnato alacremente ad istruire le masse in vista del voto di domenica. Il messaggero, arrivato a cavallo dalle stanze del potere, ci ha portato le risposte all’intervista, dove è tracciata la linea che da oggi #volevoilrigore cercherà di rispettare nei limiti delle proprie energie e convinzioni, nonostante nella redazione ci sia qualche eretico. Immagine

– Redazione: Per chi tifa l’Apparato?
– Apparato: Per la Lada Togliatti, ovviamente, squadra sciolta nel 2010.

– R: Ed adesso? Stella Rossa Belgrado? Spartak Mosca o Lokomotiv Mosca?
– A: La Stella Rossa di Belgrado presenta richiami a Tito che non sono troppo ortodossi, lo Spartak è una squadra d’origini piccolo-borghesi, quindi tra queste preferiamo il Lokomotiv, squadra dell’ente pubblico delle Ferrovie Russe.  Continua a leggere

Elogio di Zoggia e Stumpo

zoggia

di Filippo Valbuzzi.

Di recente mi è capitato di leggere una frase del genere: «andremo a votare alle primarie, ma bisogna capire con quali regole (scritte da una commissione con membri Zoggia e Stumpo)». Cito a memoria, dato che mi ci sono imbattuto casualmente, tant’è che non ricordo né la fonte (probabilmente un articolo su Europa), né il canale di trasmissione (in effetti, è una frase che si può tranquillamente carpire in una conversazione tra iscritti al PD), tantomeno l’autore (anche se, quasi sicuramente, trattasi di un “renziano”). La frase – l’avrà capito lo sparuto numero di lettori che, altrettanto casualmente, si imbatterà in queste deliranti righe – riguarda le primarie/congresso che si stanno celebrando in questi giorni. Riguarda anche due uomini, assolutamente non straordinari ma non per questo meno invisi. Continua a leggere

La maglia e le nuvole.

“Quando ero piccolo m’innamoravo di tutto, correvo dietro ai cani” (Fabrizio De André)

1376690_10202180747545415_1995263827_nuvoleAlla fine, ma in fondo anche all’inizio, il calcio e la politica sono una questione di istantanee.

Il tuo primo campetto, la tua prima divisa giallo e blu, le scarpette che non hai mai capito perché fossero così lunghi quei lacci. Gli sparuti ciuffi di erba tra il terriccio pietroso, le linee del campo fatte di calce e senso dell’orientamento, la ruggine sui pali corrosi dall’acqua e dal tempo. E l’aria fredda, il grigio delle nuvole, e il terreno brullo e marrone, di quelli che se cadevi, le ginocchia, il termine sbucciare lo consideravano giustamente un eufemismo. E l’aria pungente nei polmoni e la polvere che si alzava tutta intorno, che non hai mai capito come, con tanta umidità, potesse disperdersi nell’aria tutta quella terra così leggera e appiccicosa. Mai fatto un gol, nemmeno un’ammonizione, e una carriera agonistica finita ancor prima di poterla sognare: troppo lento e impacciato e spesso poi, anziché guardare la palla, t’incantavi a guardare le nuvole. Chissà perché, a distanza di tanti anni, ogni qual volta senti il vento autunnale che ti pugnala dolcemente il collo, ogni volta che il cielo si chiude e si confonde coi palazzi grigi, ogni volta che sai che sta per piovere, gli odori e i colori di quella domenica mattina, di quel pezzo di terra di periferia, pomposamente definito stadio sui tabellini degli anni ottanta, ti ritornano sempre a galla.  Come una fotografia che hai visto non sai dove, come il titolo di quella canzone, come – mi scuserete ma ci sta- i peperoni imbottiti preparati dalla madre di un tuo caro vecchio amico. Continua a leggere

Quasi Gol

di Gugliemo Tell

La mia grossa  preoccupazione è prendere un gol in meno dell’avversario [V. Boskov]

Non possiamo non dirci che la Merkel non ha vinto. Non abbiamo paura di andare contro corrente, di respingere le affrettate acclamazioni che giungono da destra, da sinistra e da centrocampo.

Angela_Merkel_handsÈ che non non crediamo nel quasi gol.

Il quasi gol, categoria di pensiero utile solo a impepare un pochino le noiose telecronache con cui i commentatori post-veltroniani trascinano fino ad un sonnolento 90° partite altrimenti godibili, non ha spazio nella nostra visione Boskoviana del calcio e della politica. La partita va vinta, e la vittoria è un fatto concreto, sancita dai fischi dell’arbitro, dalle relazioni ufficiali, dalla classifica del giorno dopo.
Parlino pure i Panebianco coi loro pagelloni del lunedì; spargano fiumi di inchiostro i giornali nostrani per distinguere il trionfo di una Merkel che senza maggioranza assoluta dovrà allearsi cogli avversari dal disastro di un Bersani che senza maggioranza si è dovuto alleare cogli avversari.
Ma noi restiamo dell’idea che la performance plastica e il bel gioco siano sempre secondi alla concretezza dei 3 punti.

Continua a leggere