No pasaràn

Chelsea vs Atletico MadridUna città intera vibra attraverso i fuochi instabili di una parabola calcistica. I fulcri eterni di un caos insanabile scoppiano d’ansia, asciugano il cronometro: quando mai l’atmosfera letteraria di Lisbona ha vissuto una frenesia così ardente? Tutto il Continente si raggruma in una mezzaluna fertilissima: la zolla del calcio d’angolo dello stadio Da Luz ha concepito decine di sogni e ha messo le ali alle speranze di centinaia di ragazzi portoghesi. L’erba che la nobilita trasporta le ultime mosse di una stagione entusiasmante, pazzesca, bipolare. L’enorme macchia bianca che confida nella sua morbidezza si consuma nella fretta: la sua nobiltà reale soffre, si contorce, vuole correre. La languida compostezza della monarchia? La tiepida coscienza della connivenza? Il caldo dominio delle urne che sorridono alla sorte e la fredda chiusura di quelle che dovrebbero promuovere la libertà dei popoli? Nell’eterno presente dell’attimo, queste memorie giacciono sbiadite sul fondo della storia: le undici candide scintille che tremano sul campo sprizzano il terrore del naufragio. Il talento non gli è bastato; la lucida organizzazione della loro guida emiliana non ha Continua a leggere

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Onore all’Atlético, equipo total

Atletico Madrid vs Barcelona

 

di Daniel Degli Esposti.
Nessuna forma d’arte umana divide l’anima come il calcio: le grandi squadre disegnano
melodie, intarsiano emozioni, si impadroniscono dei cinque sensi e catturano il sesto. Quando il tifo contagia una vita, il tempo scandisce il ritmo di una cultura: si nutre di gioie, ingoia dolori, respira l’atmosfera che avvolge gli stadi, sospira passione. 17 maggio 2014: più di 99.000 cuori pulsano impazziti sugli spalti del Camp Nou; tanti altri si scaldano davanti a migliaia di schermi. Il mio corre dietro alle immagini sincopate del web e insegue il sogno dell’ultimo grande ballo blaugrana. Continua a leggere

Ganar. “Vamos a hacer que la afición siga soñando”.

 

atletico

di Steno.

“Volver ganar” campeggiava in ogni settore e gradinata del Vicente Calderon, nella serata di ieri. Un catino bianco rosso che ha decretato il derby dell’antimadridismo nella sua manifestazione più alta. Si parlerà tanto di questa partita, che forse chiude un ciclo di incantesimi e magie sulla sponda catalana. Ma oggi come ieri sono gli immigrati a far sognare l’altra parte di Madrid. Erano baschi ai tempi pionieristici della fondazione del club, sono sudamericani oggi, in un momento in cui con i baschi i rapporti sono stati recisi. Il Cholo Simeone è il condottiero, un Don Chisciotte argentino acclamato, osannato dal suo pubblico. Direttore d’orchestra a dieci anni nella banda della scuola, capitano in tutte le selezioni argentine in cui ha giocato, costruttore di sogni, come quando segnò il gol della remuntada laziale del 2000. Continua a leggere