A Pàtria Amada do O Gringo – La folle parabola di Dejan Petković

Di Filippo Valbuzzi

Sentirsi a casa

«Che sei tu? Ceco. E tu? Serbo. E tu? Russo. E tu? Io polacco. Fratelli, cancellate queste parole. Da oggi scrivete: io sono slavo». Con queste parole lo scienziato e politico slovacco Ján Kollár inaugura – nella sua opera Sulla reciprocità letteraria dei diversi ceppi e dialetti della nazione slava – il filone ideologico panslavista. Era il 1836 e la grande epopea del nazionalismo era appena agli esordi. Non vi era ancora traccia, se non nel sentore profondo di una certa fetta di popolo, degli orrori che sarebbero accaduti centosessanta anni dopo.

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Saudade

Splendori e miserie del futebol verde-oro: perché la musica del Brasile manca al calcio moderno

Brasiledi Daniel Degli Esposti.

Il Brasile è un luogo dell’anima. Le parole restano mute al cospetto della sua atmosfera: i colori della foresta si specchiano nel cielo e la sabbia bianca si allunga in un bacio chilometrico alle acque dell’Oceano; lo splendore della Capitale si staglia nella fantasia di Oscar Niemeyer e i problemi delle favelas tormentano gli spiriti più sensibili. Un grande iato geografico divide Belo Horizonte da Fortaleza, una forbice climatica separa Manaus e Recife, una frattura insanabile lacera Rio De Janeiro e Saõ Paulo, ma O Povo Brasileiro sa ancora respirare all’unisono: le contraddizioni insanabili del Paese più improbabile del mondo non spezzano la melodia linguistica che i creoli portoghesi hanno inventato sulla costa più ricca del Sudamerica e l’armonia musicale che i loro eredi hanno suonato sulle memorie della mescola etnica più dinamica del pianeta. La melanconia si alterna alla gioia, la leggiadria si intreccia alla forza, le carezze sonore si uniscono al timbro ritmato delle percussioni e le culture cantano al mondo il loro orgoglio nella lingua più suggestiva: la passione per il calcio. Il futebol racchiude l’identità e la plasma continuamente sui campi impossibili del Brasile: le spiagge educano i ragazzi alla fantasia motoria, i vicoli costringono i piccoli geni del dinamismo di strada a destreggiarsi fra i sassi e a dipanarsi fra il legale e l’illegale, i fazzoletti d’erba spelacchiata che germogliano di passione ai piedi dei grandi stadi lanciano i sogni di gloria con la fantasia dei primi soprannomi e con i primi voli pindarici verso una porta vera. Il Pacaembu e il Maracanã pulsano in ogni angolo, crescono in ogni strada, vivono in ogni angolo: le rivalità che legano i club alle loro magiche storie si fondono in un mélange verde-oro che incolla grandi e piccoli a una radice comune e si uniscono in una passione che trascende anche le divisioni più drammatiche. Nessuno può parlare del Brasile senza fare alcun riferimento alla musica e al calcio, poiché rinnegherebbe l’essenza più profonda della sua cultura.     Continua a leggere

Il Pagellone mundial – Finale.

Giovanni_Trapattoni_634410Voto 1: Portogallo. Probabilmente in Brasile non ci sono mai arrivati. Non pervenuti come Magdi Cristiano Allam o Giovanardi alle comunali di Modena. A voi la scelta.

Voto 2: Italia, Inghilterra e Spagna. Le vecchie glorie europee giustiziate dalla grinta del calcio sudamericano. Per le prime due urge correre ai ripari, mentre per la Spagna dopo aver vinto tutto una battuta d’arresto è fisiologica sebbene resti un campanello d’allarme. Sembra la parabola di Silvio Berlusconi, questo ventennio fatto di grandi vittorie forse è davvero finito. Tutta colpa della culona.

Voto 3: Giappone. Zaccheroni ha fatto harakiri. C’è poco altro da dire. Si saranno ispirati a D’Attorre.

Voto 3: Honduras e Corea. Difficilmente ci ricorderemo di quello che hanno fatto in questo mondiale. Un po’ come quello che ha fatto Fassina nel governo Letta. Fassina chi? Appunto.

Voto 4: Brasile. È la media delle prime partite da 7 e le ultime da 1. Peggio di loro solo Monti.

Voto 4: Ghana, Costa D’Avorio e Camerun. Algeria a parte, il calcio africano delude. Tanto. Sempre meglio della nazionale padana.

Voto 4: Croazia e Russia. Deludenti. Ci aspettavamo di più da due nazioni calcisticamente in crescita.

Voto 4,5: Australia. Poca roba questi socceroos, sembrano un po’ la vecchia lista di Giannino.

Voto 5: Iran e Ecuador. Provano a rendere interessanti i loro gironi, apprezziamo lo sforzo.

Voto 5,5: Bosnia. Non ci aspettavamo l’eliminazione ai gironi, ma hanno tutte le giustificazioni del caso, visti gli errori arbitrali che hanno subìto. Lettiani.

Voto 6: Grecia e Nigeria. Fanno la loro modesta figura in questo mondiale. Senza lode e senza infamia. Zanda e Speranza.

Voto 6,5: Messico e Uruguay. Dimostrano che o solo la tecnica o solo la grinta non bastano, ma almeno loro hanno quello. Citofonare Prandelli.

Voto 7: USA. Lo diciamo, se continuano cosi, entro il 2022 arrivano tra i primi 4. Un po’ come i giovani turchi, almeno ci sperano. Togliatti li avrebbe ammoniti.

Voto 6,5: Belgio, Svizzera. I primi hanno una generazione straordinaria di talenti a cui questo risultato sta stretto. I secondi possono gioire per una buona prestazione, ma continuano a saper far meglio orologi che giocare a calcio. Cuperliani i primi, civatiani i secondi.

Voto 7: Algeria. Forse il miracolo sportivo di questi mondiali sono loro, le volpi del deserto. Dimostrano che dove non arriva la tecnica arriva il cuore, facendo tremare anche la Germania. Un po’ come i grillini (non si offendessero gli algerini), quando non c’è studio e competenza, arriva la caciara e l’insulto libero. Alle elezioni fanno tremare un po’ tutti, ma poi perdono.

Voto 7: Colombia e Cile. Le due sudamericane divertono ma devono fare i conti con la sorte. Eliminate entrambe dai padroni di casa, chissà come sarebbe andata se il tiro di Pinilla non si fosse stampato sulla traversa o se David Luiz non avesse pescato il jolly su punizione.

Voto 8: Francia e Costa Rica. Nel 2016 in Francia saranno i primi a dover bloccare l’avanzata tedesca. Storicamente non sempre ce l’hanno fatta, ma la squadra di Deschamps ha dimostrato che in questo mondiale ha carte e giovani in regola per farlo. Ragionamento diverso per i caraibici, bravi ma sfortunati, destinati forse a diventare meteore da raccontare un giorno ai nostri figli. È il dilemma di Matteo Renzi: Francia o Costa Rica? Bloccherà l’avanzata tedesca o è destinato a essere una meteora?

Voto 8: Olanda. Ci hanno sperato, hanno rinunciato al loro dogma, hanno messo il loro cuore e i loro muscoli in mano al dottore pazzo. Li ha fermati Romero, portiere innamorato che para i rigori leggendo la lettera della moglie. Anche Bersani ci provò e si mise in mano a dei pazzi. Lo ha fermato un video: li smacchiamo!

Voto 9: Argentina. Da qualche parte ci sarà un detto cinese che parlerà di lunghi viaggi e di mete mai raggiunte. In ogni caso si sono ammirate vette e luoghi mai visti, splendidi tramonti etc etc. L’Argentina non ha deluso, forse potevamo aspettarci di più da Messi in finale, forse nel 2014 non esistono più squadre che si fanno trascinare da un giocatore solo (vero Portogallo?). Sabella ha stupito perché ha fatto le nozze coi fichi secchi e ai pochi litri di vino buono rimasto nella botte piccola. Peccato.

Voto 10: Germania. Quella capacità tutta loro di essere puntuali, precisi, perfetti. Nel mondiale che sembrava condannare l’Europa sovrastano tutti e cinque i continenti. Senza punti deboli, hanno reso forte e invincibile anche le cose meno belle: le uscite di Neuer, le gambe lunghe e magre di Müller, l’età avanzata di Klose, il tailleur della Merkel. Il 10 del nostro pagellone può andare solo alla corazzata di Löwe. Ci piaccia o meno questi sono come la loro Cancelliera: vincenti!
P.S.: ricordatevi però che avete vinto solo perché noi siamo usciti prima.

#BrasileOlanda, la finalina.

Guida semi-seria alla finale per il terzo posto.

Brasile Brasile

Popolazione: 202,656,788 (Luglio 2014 est.)
Superficie: 8,514,877 sq km
Confini: 16,145 km
Coste: 7,491 km
Indipendenza: dal Portogallo nel 1822.
Inno Nazionale: Hino Nacional Brasileiro.
Lingue ufficiali: portoghese.
Capitale: Brasilia.
Capo dello Stato: Dilma Rousseff
Valuta: Real Brasiliano. Continua a leggere

Pagellone Mundial – Quarti di Finale

Giovanni_Trapattoni_634410Salvini, voto 1: per il segretario della Lega, in Calabria, a Oppido Mamertina è stata messa in atto una congiura anti-cristiana. Eh si, afferma proprio questo. Cosa si fa pur di non far arrabbiare gli “amici”.

Hummels, voto 2: sei un calciatore, guadagni un sacco di soldi, giochi in nazionale addirittura al mondiale. Non contento, da difensore, segni anche i gol. Se sommiamo a tutto questo il fatto che è il sogno erotico di qualsiasi donna, il voto non può che essere scarso. Questo voto non è dettato dall’invidia, ma da una serissima analisi tecnica.

Galliani, voto 3: a tutti quelli che dicono che sia un buon manager, ricordiamo che con le cessioni di Ibra e Thiago Silva ha incassato di meno a quanto ha incassato il Southampton con le cessioni di Shaw e Lallana. I numeri non mentono.

Blatter, voto 3: la stima nei tuoi confronti è mondiale!

Fred, voto 3: Felipe Scolari e tutto il popolo brasiliano, sono molto preoccupati. L’attacante doveva partecipare ai Mondiali ma dal 12 Giugno non si sa che fine abbia fatto. Chi l’ha visto? Continua a leggere

A testa alta: hasta siempre el Chile!

I ragazzi di Sampaoli spaventano il Brasile e lasciano il Mondiale con un manifesto ideologico di passione: onore alla Roja Latina e al suo grande torneo.

Cile

Il calcio è una questione di centimetri. Piccoli sospiri di passione dividono la vittoria dalla sconfitta; minuscoli scampoli d’aria separano il sogno dall’incubo; infimi margini consentono agli uni di correre verso la Coppa e costringono gli altri a salire sull’aereo per casa.
Nelle prossime notti, migliaia di tifosi cileni si sveglieranno di soprassalto: la traversa e il palo dell’Estàdio Mineirao tormenteranno il loro riposo amaro. La Roja del Sudamerica si è inchinata al volere del Fato e alla freddezza dei due simboli del Brasile: Neymar Jùnior e Júlio César. Continua a leggere

SUBBUTEO MUNDIAL

Meno uno alla cerimonia di apertura, meno tre all’esordio azzurro. Il tempo delle mezze scelte e delle amichevoli farlocche, disputate più per seguire un rituale cabalistico che per ricevere indicazioni sullo stato fisico o sul lavoro tecnico-tattico, è terminato. Ora c’è una formazione da schierare, c’è un prologo abbastanza ostico da evitar di steccare perché di sindrome embolica da dentro-fuori o di soffocamento da biscotto si può anche morire. Ma si sa: nel belpaese, quando il gioco si fa duro, opinionisti di professione e non cercano di sostituirsi ai duri, molto spesso con risultati tragicomici.

È il caso di SportMediaset, il cui direttore Brachino l’altro giorno ha descritto in pompa magna l’intero palinsesto di appuntamenti giornalieri attraverso cui sarà possibile seguire l’avventura brasiliana degli azzurri, senza lesinar commenti positivi al suo operato durante quest’ultimo anno: edizione delle 14 allungata per dar spazio ai collegamenti da Mangaratiba, studio più ampio, angolo calciomercato affidato ai soliti Ceccarini e Bargiggia e postazione per il commento tecnico con Bruno Longhi e Maurizio Pistocchi. Si, quel Pistocchi lì. Che dieci minuti dopo l’intervento del direttore ha prontamente ricordato al pubblico su quale ridicolo canale fosse sintonizzato, presentando questa come sua formazione tipo:
formazione italia

Tralasciando la questione più tecnica del modulo (il 3-5-2), considerato ormai da tutti inadatto a palcoscenici internazionali, in cui lo schieramento a quattro in difesa è quasi un obbligo, il suo esercizio stilistico consisteva nel dimostrare da primo della classe come potessero convivere in campo Immobile e Balotelli. E qui viene il bello: “Si potrebbe schierare Balotelli e Immobile insieme, un po’ come ha fatto quest’anno l’ottimo Ventura con il Torino, mettendo insieme Cerci e Immobile.” Solo questa dichiarazione basterebbe per radiare dall’Ordine dei giornalisti il buon Maurizio, che a quanto pare non riesce a trattenersi dal paragonar Cerci e la sua posizione in campo a qualunque giocatore di qualunque ruolo, caratura e tasso tecnico. Ma non finisce qui: non più di 24 ore dopo torna con un suo intervento sul reparto arretrato sostenendo che faccia acqua da tutte le parti e invocando solidità difensiva. Il 3-5-2 ipotizzato solo un giorno prima è già un vecchio giocattolo da conservare in uno scatolone in soffitta?!

Voi vi chiederete: “E la RAI?” Beh, ovviamente ha preso le contromisure in grande stile: dopo due Mondiali al servizio di Lippi nel ruolo di match analyst – che in quanto ad utilità potrebbe far concorrenza alla personal shopper – torna a furor di popolo Bacconi a parlar di tattica e schemi di gioco nella duplice veste di commentatore tecnico per il servizio pubblico e blogger per il Fatto Quotidiano. Peccato che, invece di cominciare a lavorar seriamente, perda tempo ed energie ad aggiornare l’angolo notizie del suo sito web con della spazzatura:

darling

Provare per credere: http://www.adrianobacconi.it/la-passione-dei-single-per-il-calcio/

A questo punto non resta che riporre tutte le speranze e le aspettative in Alessandro Del Piero, confermato opinionista Sky, e ammazzare il tempo che ci separa al primo match con Storie Mondiali di Federico Buffa. E magari, perché no, dar maggiore fiducia al mister, assicurandogli la tranquillità necessaria a prender le giuste decisioni anche al netto delle condizioni non proprio esaltanti di alcuni giocatori. In fondo Prandelli è un grande maestro di calcio, un maniacale perfezionista sotto l’aspetto fisico e tattico, uno di quelli che “Ahò, palla a terra!”. E in fondo il suo 4-1-4-1 è un modulo che convince per duttilità, compattezza dei reparti, solidità, qualità al centro del campo e peso offensivo.

Perché il Subbuteo Mundial è un bel gioco, ma meglio lasciar la parola ai veri esperti. Per tutti gli altri c’è sempre Reazione a Catena.

Marco Gaggiano